Arrivate le 4mila bici a flusso libero di Ofo

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MOBILITA' Da giovedì sono tutte su strada le 4mila bici gialle di Ofo, l’operatore made in China del bike sharing free floating (senza stazione fissa). Un servizio che i milanesi hanno dimostrato di apprezzare, visto che a un mese dal debutto, sono stati 319 mila i tragitti compiuti con le bici Ofo, 325 mila i km percorsi, 80 le tonnellate  di co2 risparmiate.

Per tutto ottobre il noleggio sarà gratuito, dal 1° novembre si pagherà: 20 cent per la prima mezz’ora, 30 per la seconda e quindi 50 per ogni mezz’ora successiva, fino a un massimo di 5 euro per l’intera giornata. Con questi nuovi arrivi, le bici in sharing in città toccano  (tra Ofo, BikeMi e MoBike) quota 16 mila e non ne arriveranno altre per il 2018: «Dobbiamo fermarci, osservare bene le cose, fare progredire il servizio e pensare alle piste ciclabili e poi vedremo cosa fare più avanti», ha detto il sindaco Sala, «per il 2018 prevediamo una possibile diffusione fuori dai confini di Milano». 

«Nella nostra città non si vuole vietare l’uso delle macchina - ha continuato Sala - ma si cerca di disincentivare l’uso dell’auto seguendo due direttrici: andare verso l’uso di mezzi meno inquinanti e cercare di ridurre la proporzione di macchine per abitanti che c’è a Milano. Oggi ci sono a Milano 51 auto ogni 100 abitanti, si deve arrivare a 40». A questo proposito «stiamo mettendo fondi per 30 milioni sulle piste ciclabili nel prossimo biennio». E circa le bici vandalizzate, sparite o ripescate nel Naviglio, il Sindaco si è detto «seccato» ed è stato chiaro: «non aspettatevi clemenza».

È in via di definizione un sistema di sanzioni per l’uso scorretto che oggi si attesta intorno al 3-4%, percentuale “nella media”, fa sapere la società. «Sono una decina al giorno le segnalazioni che arrivano dagli utenti per i danneggiamenti», spiega Rapisarda di Ofo. In futuro, per  i cattivi utilizzatori scatteranno le multe, intanto sono già in azione le squadre di Ofo che stanno recuperando di concerto con le forze dell’ordine quel centinaio di bici nascoste nei cortili privati. ANDREA SPARACIARI

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