A Foggia gli agricoltori fanno Rete con Vazzap

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Nel foggiano c’è chi ha deciso di mettere in rete gli agricoltori del territorio. Per creare nuove occasioni di confronto, di relazione, di crescita.
In questi anni sociali, nei quali anche lavorare la terra diventa occasione di condivisione, una comunità di giovani agricoltori, professionisti, ricercatori, comunicatori e creativi ha deciso di rilanciare il settore agricolo attraverso un percorso di innovazione sociale.
Benvenuti a Vazzap, primo hub rurale in Puglia. «Abitiamo la pianura con la più alta estensione di terreno coltivabile in Italia e il futuro è  l'agricoltura. Vazzap non gestisce terreni ma l'immateriale, ovvero le relazioni. Una condizione essenziale per crescere è la cooperazione, lo scambio. Perché un terreno isolato non fa bene a nessuno», afferma Giuseppe Savino, 36enne nato a San Giovanni Rotondo, figlio di agricoltori e co-fondatore di Vazzap, realtà nata nel 2014 e che aggrega oggi oltre 350 agricoltori.
Le tecnologie digitali come acceleratore del cambiamento. Un hub rurale per creare una comunità che aiuti i giovani a restare o addirittura a tornare. «L’idea è nata da don Michele de Paolis, che ci dato in eredità questo progetto visionario».
Da Vazzap è nata una cooperativa di servizi evoluti in agricoltura: la sede è nell’azienda agricola di Giuseppe, pochi chilometri da Foggia. Qui su ventitré ettari si coltivano uva da vino, pomodori, alberi da melograno e olivi. «In famiglia siamo ormai alla quinta generazione di contadini. Siamo quei figli che i padri hanno mandato a studiare, ma che poi sono tornati più forti nella loro terra», precisa Giuseppe, che ha studiato tra Foggia e Londra per poi rientrare a casa per creare valore.
Insieme a lui tanti altri giovani, quasi una trentina. «Ci siamo messi in ascolto degli agricoltori direttamente nelle loro case. Un ascolto serale, quando non c'è più luce e c’è più tempo per riflettere, lontani dal lavoro sui campi». Il team è composto da ventotto professionisti che si incontrano una volta a settimana e talvolta anche di più.
E grazie alla rete ci si rafforza. Perché Internet e i social consentono di aggregare storie, esperienze, necessità. Quei bisogni che quando diventano collettivi acquistano più forza. Infatti dalla rete è nata la petizione che ha raccolto oltre 45mila firme per salvaguardare il pomodoro locale e aiutare quelle persone che ancora oggi vengono sfruttate nell’agricoltura. Una raccolta firme che ha portato anche ad incontrare il ministro Maurizio Martina.
«Non più intermediazione, che è odiata nell'agricoltura. Questo è un luogo dove i giovani si possono sentire a casa. Perché l'innovazione sociale crea percorsi buoni e che possono fare la differenza».

GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti

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