Anac: «In tribunale appalti anomali»

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GIUSTIZIA Il Comune di Milano ha assegnato i fondi Expo per la giustizia senza gare pubbliche, anche quando non c’erano le condizioni per gli affidamenti diretti. È l’accusa mossa da Anac e contenuta nella delibera di chiusura dell’istruttoria trasmessa lunedì alle Procure di Milano, Brescia e Venezia, dove sono aperti fascicoli di indagine.

“L’indagine - si legge nel documento - ha consentito di individuare e riscontrare, nell’attività contrattuale del Comune di Milano, numerosi profili di criticità e di non rispondenza alle previsioni normative”. Per Anac, il Comune, cui spettava la gestione del “tesoretto” Expo, avrebbe assegnato i fondi con affidamenti diretti e criteri non trasparenti, a società già conosciute, come Net Service ed Elsag Datamat almeno in una ventina in delle 72 procedure, per almeno 6 milioni.

La Procura milanese, nel giugno scorso, aveva aperto un’inchiesta a carico di ignoti per turbativa d’asta. Nelle controdeduzioni presentate nei mesi scorsi, Palazzo Marino aveva sostenuto di aver svolto un mero ruolo notarile, visto che “l’individuazione dei fabbisogni e le scelte operative” erano “ state effettuate dagli Uffici Giudiziari col contributo del Ministero della Giustizia”. In pratica, per il Comune, avevano deciso tutto i giudici di Milano. Una tesi che non ha convinto Cantone, che infatti nella relazione finale scrive: “La responsabilità e i compiti della stazione appaltante sono da intendersi in capo al Comune di Milano, ivi compresa l’assicurazione della regolarità delle procedure poste in essere per la selezione dei fornitori”. METRO

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