Pirandello e l’isteria social

  • CARLO BARBIERI

Su FB è un litigio continuo. Basta un nulla e persone di qualunque età, sesso e istruzione caricano a testa bassa. Perché? Io ci ho ragionato sopra così, alla buona, e sono arrivato a una conclusione. Ve la butto lì. Secondo me Facebook ha l’effetto di una droga. Rende permaloso il pacioso, aggressivo il timido, sospettoso l’ingenuo. Il motivo? Il Pupo. Sì, il Pupo caro a Pirandello. È stato lui a dirci che ognuno di noi ha il suo Pupo, che oggi chiamiamo “immagine pubblica”. E’ successo che Facebook ha fornito al nostro Pupo un palcoscenico enorme e affollatissimo di altri Pupi, i cui “proprietari” sono anche loro terribilmente consci di sè e con la stessa disperata ossessione, fare emergere il loro Pupo. 
Purtroppo però vogliamo talmente bene al “Pupo-noi stessi”, da non accorgerci dei nostri limiti. E perciò commentiamo tutto, sempre, anche se non abbiamo capito niente. Può succedere che interveniamo sul post “Il nuovo fattore di Potenza” parlando di motori, mentre l’oggetto è una fattoria in Lucania. Pensiamo di fare bella figura sparando parole ricercate  e per questo forse ne sbagliamo l’ortografia. Alla fine si rischia di rendere ridicolo il nostro amatissimo Pupo. Ovviamente quando il nostro Pupo è sotto attacco pubblico, non possiamo che reagire selvaggiamente. La sintesi perfetta di tutto me la fece, in epoca pre-facebookiana, uno a cui la moglie faceva le corna con tutti: “Dimmi pure cornuto, ma non davanti a tutti se no m’incazzo”.

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