«Sono i minori le prede più ambite dei social network»

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ROMA «Non c’è ambito meno dibattuto del rapporto fra bambini, adolescenti e social network»: inizia così il volume “Nasci, cresci, posta. I social network sono pieni di bambini. Chi li protegge?”, scritto a due mani dal giornalista Simone Cosimi e dallo psicoterapeuta Alberto Rossetti, entrambi classe 1983. Metro ha intervistato Alberto Rossetti, che negli ultimi anni ha incontrato centinaia di bambini, adolescenti, insegnanti e genitori che gli hanno raccontato  il loro modo di utilizzare le nuove tecnologie.
 
Da dove è partito il vostro studio?
Il nostro è un viaggio all’interno del fenomeno dei social network, ma raccontato dal punto di vista dei genitori e dei minori, con tutti i rischi  che ne derivano: dal cyberbullismo all’ipersuggestione, dai diritti negati dei bambini alle politiche nazionali ed europee, che sono sostanzialmente assenti nel proteggerli. Non ci si rende conto abbastanza, o meglio, si fa finta di non conoscere il numero impressionante dei bambini che utilizzano i social network. Stando a un’indagine svolta in 22 Paesi europei fra il 2011 e il 2014, un quarto dei bambini tra 9 e 10 anni, e la metà di quelli fra 11 e 12 anni, utilizza Facebook, che sulla carta è vietato  ai minori di 13 anni.
 
Nessuno controlla e sanziona?
Il punto è proprio questo. C’è una grande ipocrisia nei social network. I minori sanno mentire e iscriversi a Facebook fingendo di avere 13 anni. Ma se si volesse davvero, si potrebbe trovare un modo per bloccare i minori. Sono  invisibili, non si vedono, ma ci sono.
 
Perché i governi non intervengono seriamente?
C’è un silenzio inspiegabile. La tesi che accompagna il nostro libro è che i minori siano  il bersaglio quasi prevalente e più ambito della maggior parte di queste piattaforme on line e gli strumenti per difenderli sono pressoché assenti, almeno a livello legale. Per questo i genitori devono essere estremamente consapevoli dei rischi della Rete, che comunque non vogliamo assolutamente demonizzare.  Come tutte le grandi scoperte va solo maneggiata con cura.
 

VALERIA BOBBI

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