Angela in cerca di record e alleati

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GERMANIA Con le elezioni politiche di domenica ci sono pochi dubbi che Angela Merkel si confermerà vincitrice con ampio margine, aprendosi la possibilità di puntare a tutta una serie di record di stabilità: sarà il suo quarto mandato se sconfiggerà il quarto rivale socialista, e 16 anni di governo sono un record in Europa. Ma il problema che la assilla è trovare un alleato affidabile e solido per formare il governo e andare avanti. La sua coalizione Cdu-Csu è infatti accreditata di un 37% dei voti, meno dell’ultima volta ma quasi il doppio rispetto ai principali rivali. L’Spd di Martin Schulz infatti lotta intorno al 22%. 
È possibile che si vada verso una riedizione della celebre Grande Coalizione fra i due principali partiti istituzionali, ma questa coabitazione al governo ha creato problemi elettorali a tutti e specialmente ai socialisti sia in Germania che in tutta Europa. Inoltre dà fiato alle opposizioni anti-sistema, ai partiti populisti che si possono accreditare come unica forza alternativa. Un problema non da poco in Germania, dove il populismo flirta soprattutto con l’estrema destra e prende le forme del partito Afd, in crescita nei sondaggi che lo indicano sopra il 10% e terza forza politica. Un fatto storico in Germania il ritorno in Germania dell’estrema destra, seppur in forma moderna e poco ideologica (prima più euroscettico, ora più xenofobo), e un dato politico che rischia di rendere politicamente inutilizzabili una parte dei seggi. Il che vuol dire che la cancelliera dovrà cercare di formare un’alleanza coni partiti dal quarto in poi. A contendersi la piazza sono i liberali, i verdi e la«Linke (sinistra), tutti sotto il 10%. Difficile che basti la tradizionale coalizione giallo-nera (liberali e democristiani), potrebbe prendere forma la più volte evocata “coalizione Giamaica” cioè con verdi e liberali a sostegno della Merkel. 
Da sottolineare che le elezioni tedesche - e la linea politica che ne uscirà -avranno un impatto gigantesco sul futuro dell’Europa. Oltretutto il voto viene prima di quello italiano, ma dopo quelli -fra gli altri - in Spagna, Austria, Olanda e Francia. Tutti accomunati da uno stop alla temuta ascesa dei movimenti populisti. Ma con molte incognite lasciate in eredità.

OSVALDO BALDACCI

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