Un Paese in balìa

  • Maurizio Guandalini

Eravamo rimasti al terremoto di Ischia. Alla prevenzione che non c’è. Tra condoni e abusivismo. Stracotto e ribollita, insieme. Litanie del day after. Anche a Livorno, polemicone. Fino giù a Roma.  E nel Belpaese, sul si poteva evitare, sulle colpe di Tizio e di Caio. Della Regione, del Comune del cacciucco e della Protezione civile. Non cadiamo nella fregatura climatica. Sul va così perché c’è stato  caldo. Cosa vuoi prevedere?  

Retorica salva anime. L’Italia è in balia della terra friabile per incuria. Del pressapochismo  di chi vigila. E dei cittadini, sicuri di averla vinta sui cataclismi naturali. Ma, se traballi nell’affidare un valore corretto al terremoto ischitano - 3,5, 3,7, 4,0 o 4,2 – e poi, come nell’ultimo temporale, dai l’allerta massima in Liguria quando doveva stare in Toscana,  qualcosa ha sballato, non dalle parti del destino, cinico e baro, ma nell’ordinaria amministrazione.  

Cosa può succedere se il medico cura la gastrite quando sei malato di cuore? Le strade stracolme di fango, le auto accartocciate, le tracimazioni ci sarebbero state comunque.  In poche ore non si puliscono i letti dei fiumi trascurati da decenni. Ma spostarsi dal seminterrato al primo piano si poteva fare. Di fronte a un allarme il buonsenso avrebbe condotto a evitare il peggio. Come  a non utilizzare la metro della capitale perché  si sa che si allaga per pochi secchi d’acqua. Il miracolo breve? Era domenica. Va bene il fatalismo. L’ineluttabile.  Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo. Però, dopo terremoti e maltempo oversize,  rassegnazione vattene via.

La politica, alta e bassa, giovane e vecchia, tira a campare con tavoli di crisi e punti della situazione . A seguire, stato di calamità, richiesta di finanziamenti,  lavori nell’arco di vent’anni. Zero straccio di progetto, di programmazione, nazionale  e locale. Ricordate la siccità da poco passata? Eravamo nel pallone. Riti voodoo e balli propiziatori per l’acqua che non c’è. Salvo voltare l’angolo e scoprire che perdiamo 9 miliardi di litri di oro blu al giorno perché gli acquedotti sono ferri vecchi.   Senza memoria storica non si corre. I terremoti e i dissesti idrogeologi si dovrebbero insegnare a scuola.  Una casa su 6 è a rischio. Tradotto vuol dire un cantiere di 50 anni per sistemare le cose. Non è materia da consenso elettorale facile, della serie asfalto la strada perché le buche  sono  voragini.  Forza e coraggio. C’è da fare quel passo in avanti per non sentire  il refrain “Siamo fortunati che l’abbiamo scampata anche stavolta” o  “Quelli dell’uragano Irma stanno peggio di noi”.

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