Roghi: «Attacco coordinato per stroncare i parchi»

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ROMA«La conservazione della natura è sotto attacco, a tutti i livelli. C’è una strategia criminale, organizzata, efficace. E un silenzio assordante, che fa male, da parte del governo. Quando c’è una recrudescenza della violenza  mafiosa, ad esempio, si scende in campo con mezzi speciali, con forze straordinarie. E invece di fare leggi speciali e decretare stati di emergenza per i parchi si sta in silenzio». A parlare è Francesco Mezzatesta, già fondatore della Lipu, naturalista, grande esperto delle aree protette e oggi coordinatore del “Gruppo dei 30”, composto da giuristi, scienziati, ricercatori, esponenti dei parchi. Tutti mobilitati contro la legge in discussione definita “sfasciaparchi”.

Bruciano i parchi della Sicilia, della Calabria, il parco nazionale del Vesuvio, le aree protette del Lazio, della Toscana. Circa 26 mila ettari di verde andati a fumo. Quanto tutto il 2016 in un mese e mezzo. Cosa sta succedendo?
È un attacco senza precedenti. È come se ci fosse un ordine di alcuni capi criminali in ogni regione per attaccare i parchi.

Chi guadagna? Tra l’altro la legge prevede che non si possa costruire dove è passato un incendio.
Andiamoci piano. Non si può costruire, è vero, ma serve il catasto degli incendi che spetta agli enti locali. Se non c’è...

Manca in molte città?
I catasti sono pochi e la pianificazione del territorio è parcellizzata, affidata a ogni comune. Ci vorrebbe un ente sovraordinato al coordinamento. Ci vorrebbero queste leggi, non quella che è in discussione al Senato...

C’è una correlazione?
È un pensiero che fa tremare solo a pensarci, ma continuiamo il ragionamento. La legge che vorremmo cancellare prevede tra l’altro che la dirigenza dei parchi passerà a livello locale. Con questi incendi arriverà una pioggia di appalti e affari... al netto delle costruzioni. Solo ipotizzarlo fa troppo male. E cosa sta facendo il governo? Nessun consiglio dei ministri straordinario, nulla.

È un’accusa forte.
Se osserviamo il quadro generale sembra quasi un passaparola criminale contro le misure di conservazione della natura. E nel frattempo cosa succede? Viene sciolto il Corpo forestale, seppellendo le sue competenze in un mare di disorganizzazione, e si porta avanti una legge che ha una visione commerciale delle aree protette. Le ipotesi possono essere tante, ma la verità è una sola: la conservazione della natura è sotto attacco e il governo guarda da un’altra parte.
STEFANIA DIVERTITO

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