Nolan: Dunkirk storia di un salvataggio

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CINEMA Terra, mare e cielo. La storia è vera ed è una storia di salvezza, anzi di salvataggio. Inizia con più di 300mila soldati alleati circondati dalle forze naziste, intrappolati sulla spiaggia e con le spalle al mare, senza via di scampo mentre il nemico avanza. Gli Spitfire della RAF si sfidano col nemico in cielo aperto sopra la Manica in difesa degli uomini intrappolati a terra e nel frattempo centinaia di piccole imbarcazioni capitanate da militari e civili tentano un disperato salvataggio, rischiando la vita. È una corsa contro il tempo questo Dunkirk, firmato da Christopher Nolan (anche coproduttore), uno dei film più  attesi dell’anno, da noi in uscita il 31 agosto ma appena presentato  a Londra, con cast all star, da Kenneth Branagh a Cillian Murphy, da Mark Rylance a Tom Hardy e sino a Harry Styles, che arriva dritto dritto dal gruppo degli One Direction e che è una star per folle di ragazzine. Ma questo Nolan giura di averlo saputo solo dopo: «Effettivamente i miei figli me lo avevano nominato – racconta – ma io non avevo idea che fosse una star e l’ho scelto perché era perfetto per il ruolo, ha superato i provini e si è letteralmente guadagnato la parte».

Ma ciò che conta è la folgorazione, il modo in cui il regista di Inception è stato colpito dal libro di Joshua Levine (dal 24 agosto anche nelle librerie italian) che ha tradotto a suo modo sullo schermo. Facendo una drastica scelta: «Non aspettatevi il filmone epico di tre ore e tanti dialoghi, coi soliti personaggi che cercano di farsi amare dal pubblico, io ho scritto una sceneggiatura di 76 pagine perché volevo un film che fosse un’intensa e concentrata esperienza, in modo da raccontare non i sentimenti ma i fatti realmente accaduti».

 

SILVIA DI PAOLA