Ergastolo a Schirripa per l'omicidio di Caccia

  • TORINO

TORINO  Trentaquattro anni dopo l'agguato, la Corte d’Assise di Milano scrive un nuovo capitolo della tragica morte del procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, assassinato dalla ’ndrangheta nel 1983. Ieri Rocco Schirripa, ex panettiere di 64 anni, è stato condannato all’ergastolo.

Per i giudici è lui l’esecutore materiale dell’omicidio Caccia. Per lo stesso delitto è stato già condannato in via definitiva come mandante Domenico Belfiore, dell’omonimo clan.
Poco prima che i giudici si riunissero in camera di consiglio per decidere il suo destino, Schirripa aveva preso la parola in aula: «Sono il capro espiatorio che l’accusa voleva trovare a tutti i costi. Non c’è niente di più facile che dare la colpa a uno che ha precedenti con la giustizia e che è calabrese». L’ex panettiere aveva anche aggiunto: «Sono terrone e sono compare di Domenico Belfiore, dunque sono il soggetto perfetto per l’accusa». Schirripa aveva ribadito più volte la sua innocenza, annunciando anche che, in caso di condanna, avrebbe iniziato lo sciopero della fame.

Si dicono invece soddisfatte, ma probabilmente solo a metà, Paola e Cristina, le figlie di Bruno Caccia. «La giudichiamo una sentenza giusta – ha detto Paola Caccia - ma speriamo che non finisca qui. Ci sono ancora tante cose da indagare e verità da aggiungere». Le ha fatto eco la sorella Cristina: «Che siano passati così tanti anni fa impressione. Oggi è stato fatto un passo in avanti ma ancora non è stata fatta tutta giustizia». 

SIMONA LORENZETTI

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