Consumi, in Italia persi 47 miliardi in 10 anni

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ROMA Nonostante due anni di fragile ripresa, i consumi finali degli italiani sono ancora abbondantemente al di sotto dei livelli registrati prima della recessione: al netto dell’inflazione, nel 2016 i consumi sono ancora inferiori del -4,8% ai livelli pre-crisi (2007), ben 47 miliardi di euro in meno. Il dato emerge da uno studio realizzato da Cer Eures per Confesercenti in occasione dell’assemblea annuale della confederazione, che si è tenuta ieri a Roma e in cui è stata eletta la prima presidente donna, Patrizia De Luise. «La ripresa dei consumi non è ancora arrivata - sottolinea Confesercenti -  continuando ai ritmi attuali, torneremo ai livelli di consumi del 2007 solo, forse, nel 2020. La differenza di dinamismo tra esportazioni e consumi è ancora più eclatante se si esamina il differenziale di crescita tra i due: dal 2008 a oggi, l’aumento delle esportazioni ha superato quello della spesa delle famiglie di quasi 13 punti, e toccherà i 21 punti nel 2019».

La ricetta anti-crisi
Blocco dell’Iva, sblocco degli incrementi contrattuali, che andrebbero detassati. Ecco le proposte di Confesercenti per rilanciare la crescita.  Per rafforzare i consumi e la crescita del Pil, occorre rimettere i soldi in tasca agli italiani. Per questo Confesercenti propone al Governo un patto per i salari che permetta di applicare ai futuri incrementi retributivi contrattuali la detassazione attualmente riconosciuta ai premi di produttività. Un intervento che, a regime, ci farebbe guadagnare mezzo punto di crescita dei consumi e di Pil in più all’anno. E senza incidere sull'equilibrio dei conti pubblici, perché la detassazione insisterebbe su un gettito fiscale che deve ancora essere messo a bilancio. L’estensione della detassazione permetterebbe alle famiglie di recuperare 10 miliardi di reddito disponibile, con   la nascita di 5mila imprese del commercio in più e la creazione di 60mila posti di lavoro.

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