Max Allegri, i vigili e la patente del fallito

  • Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE Sono stato fermato anch'io perché ero al cellulare e non avevo con me la patente. Le stesse motivazioni del mister della Juve. Il vigile ascoltava la mia manfrina con la testa fissa sulla penna che forgiava il suo verbale, assuefatto alle scuse, mentre io pensavo ardentemente che fosse uno stronzo. Perché vada per il telefonino all'orecchio, ma multare perché non si ha la patente con sè non ha senso, visto che bastano un paio di clic alla centrale operativa per averne conferma. Il ghisa finisce di scrivere, mi porge il foglietto, fa una piccola smorfia da dispiaciuto, mi spiega dei giorni entro i quali posso pagare meno, e chiude dicendomi che entro un tot devo portare la patente alla loro sede. Devono vederla. Tanto per ribadire il nonsenso.
Da quando guido il mio rapporto con i vigili è astioso. Appena ne vedo uno mi parte il senso di colpa. Lo ammetto: è la divisa nemica per eccellenza. Ma non darei mai a nessuno di loro la patente del fallito. Ho un concetto un po' diverso da quello di Max Allegri, del fallimento. Non dico che sia un grembo, come per Manuel Agnelli nella sua 'Tre volte dentro me', dove duetta con una signora Mina, ma qualcosa di totalmente soggettivo sì, qualcosa che si può riconoscere solo a bocce ferme.

Solo noi stessi, nel nostro uno contro uno, possiamo codificare, percepire, dove e cosa sia un fallimento. Quello degli altri è insondabile. Invece, oltre alle indicazioni ai suoi calciatori, Allegri crede di poter dispensare ruoli anche a chi disturba la sua quiete dorata. Constato che lo stile Juve zoppica pesante; o forse non ne esiste uno. In ogni caso spero lo facciano riflettere i 4 schiaffi presi in finale. Che un comune mortale al suo posto magari avrebbe presi reali e a mano aperta dai due in divisa, in risposta alla spocchia. Certo, dopo essere stato incensato come grande rivoluzionario del calcio, ci può scappare l'esaltazione. Noi ci limitiamo a registrare che in finale sulle due panchine c'erano un grande campione contro un grande ragionere. Quale dei due potrebbe ritenersi un fallito?

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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