Alessia Zecchini lo sa gli abissi sono casa sua

APNEA Davanti a me ho la ragazza più profonda del mondo. E non è un modo di dire: Alessia Zecchini, 24 anni, è per l’apnea quello che Messi è per il calcio. Detiene sette record del mondo (l’ultimo, fresco fresco, alle Bahamas: 102 metri) ed ha già vinto 8 medaglie d’oro mondiali. È venuta a trovarci a Metro, per una chiacchierata.

Ancora in partenza?
Sì: tra qualche giorno andrò a Cagliari, per i campionati europei indoor. 

Ho visto il video del suo tuffo alle Bahamas. Sa che è impressionante la tranquillità con cui si è girata ed immersa verso l’abisso?
Non è tranquillità (ride, ndr) ero solo concentrata al 100% perché tutto deve essere fatto in maniera perfetta, lì sotto.

Quale è il momento più bello dell’apnea?
Quando arrivi giù e prendi il cartellino ed inizi la risalita. A quel punto, la parte più difficile che è la discesa, è alle spalle.

La sua è una vita di sacrifici?
Macchè. Riesco a fare una vita normale.  No, non parlerei di sacrifici: se vai a fare una gara in Honduras o alle Bahamas riesci anche a farti una vacanza, non è proprio male male…

Come ha scoperto questa passione?
È successo andando a nuoto: odiavo la piscina ma ho amato da subito andare sott’acqua. Istintivamente, mentre facevo degli esercizi in stile rana subacquea. Così, a tredici anni ho preso il primo brevetto anche se poi, per gareggiare, ho dovuto aspettare i 18 anni.

Poi, appena maggiorenne, come è andata la prima gara?
Due medaglie d’argento. Ma già mi convocavano da tempo per i raduni della nazionale, anche se non potevo gareggiare.

Si può dire che nella profondità il nemico da battere siamo noi stessi?
Direi proprio di sì. Sei tu che devi fare tutto bene, e se sbagli qualcosa sei tu ad aver rovinato tutto.

Si è mai trovata in difficoltà?
È successo, certo. Anni fa in profondità rimasi agganciata ad un moschettone, per esempio.  Sono imprevisti che possono costare caro. La cosa fondamentale però è non farsi prendere dal panico.  Io, per fortuna, sono così di natura. Diciamo pure che una persona apprensiva non farebbe mai questo sport, perché a cento metri di profondità sei da sola.

Non ha mai detto «chi me lo fa fare»?
Ma che scherza? No, assolutamente.

Quanto la aiuta nell’allenamento la tecnologia?
Molto. Io uso la telecamera, mi riprendo ed il giorno dopo vedo gli errori che ho commesso: è fondamentale.

Il suo rapporto con gli infortuni?
(mi mostra una cicatrice sul braccio, risultato di un incidente in motorino che le è costato un intervento, ndr). È un rapporto buono, tutto sommato, perché ogni volta che  mi sono fatta male avevo un appuntamento importante dopo tre mesi, e sono riuscita a venirne a capo. Sono più forte degli infortuni.

Olimpiadi: Malagò, presidente del Coni, l'aveva inserita nel “Team Italia”: le eccellenze sportive azzurre  che avrebbero dovuto promuovere i Giochi a Roma. Le sarebbero piaciute le Olimpiadi, nella sua città?
Certo. Le dico ci sono rimasta molto male. L’apnea non è una disciplina olimpica, ma se Roma avesse vinto ci avrei sperato. Comunque è un peccato non avere i Giochi. 

Io so che sulla pinna che l’accompagna negli abissi c’è… 
uno scudetto della Roma (ride, ndr), io sono una super tifosa, della Roma e di Totti. Prima, quando la pinna era in vetroresina, lo scudetto era serigrafato, oggi è in carbonio e devo usare una adesivo.

Ci si vede a nuotare fino a 40 anni, come il capitano?
Non saprei dirlo, adesso: io ammiro Francesco Totti perché è riuscito  a superare ogni infortunio, rimanendo sempre fortissimo ed integro fino ai quaranta anni. È veramente un mito. Il 28 maggio è stato un giorno davvero triste…

Era allo stadio anche tu per salutarlo?
Non potevo. Ero a Milano,  ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.  Ci crede se le dico che mi sono fatta sintonizzare una televisione negli studi, per guardare la partita?

Cosa gli direbbe? Continuare a giocare o smettere?
io gli direi di continuare a giocare, se davvero vuole, se questa è la sua vita. Perché la scelta di smettere dovrebbe essere dettata da qualcun altro?

A proposito di vita da atleta. Mi racconta la sua giornata tipo?
Finchè mi alleno in piscina, la mattina lavoro sempre due ore in acqua. Il pomeriggio invece faccio stretching.  Al mere invece è diverso, perché fai un tuffo al giorno. Poi seguo una alimentazione corretta. No, nessuna privazione se è questo che intendi.

Girano molti soldi nell’apnea?
No, in generale direi pochi. Ma credo sia anche una questione di visibilità: io ho fatto dodici record, le tv mi hanno chiamata solo all’undicesimo, per dirle.

Perché ama questo sport?
Intanto è una sfida continua con te stesso, e poi perché vivi il mare in un altro modo: lì sotto c’è un mondo che la gente non conosce, e secondo me è una cosa inconcepibile. Secondo me dovremmo vivere l’acqua in un modo diverso, è davvero un peccato.

Senta, un'ultima curiosità. Non c'entra niente con l'apnea. Quando va in vacanza, non mi dirà mica che sceglie (di nuovo) il mare?
Certo, è ovvio, e dove altro vuoi andare?

A.B.
(fotografie dal profilo Facebook di Alessia Zecchini)

 

 

 

 

Articoli Correlati

Abissi non vi temo Alessia Zecchini, altro record

La pluricampionessa romana in Colombia ha toccato la profondità di -105 metri, battendo il suo stesso record che era di -104