Colosseo e Fori, stop alla riforma del Mibact

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ROMA Uno stop che pesa come un macigno sulla riforma che l’allora governo Renzi aveva presentato come “gioiello” per rilanciare il Parco Archeologico del Colosseo.

Il Tar del Lazio ha accolto i due ricorsi, presentati dal sindacato Uilpa-Bact e dal Campidoglio, i quali chiedevano di bloccare la riorganizzazione del parco, che sottraeva alla Soprintendenza per l’archeologia del Comune la gestione dell’area. La riforma sostenuta dal ministro per i Beni Culturali Franceschini inoltre avrebbe destinato alla Soprintendenza capitolina solo il 30% degli introiti provenienti dagli ingressi al Colosseo e ai Fori. In più sarebbe venuta a mancare la redistribuzione degli incassi, che oggi è spesa per tutelare l’intero patrimonio archeologico di Roma.

Per i giudici amministrativi inoltre non esiste alcuna norma che attribuisca al ministro dei Beni culturali il potere di incidere unilateralmente sulla riorganizzazione di un patrimonio storico e artistico unitario riconosciuto dall’Unesco, e che secondo le leggi vigenti è tutelato da Roma Capitale.

«È stato sconfitto il tentativo del Governo di gestire in totale autonomia e senza concertazione il patrimonio culturale della nostra amministrazione. Roma resta di tutti», ha esultato la sindaca Raggi. Il Mibact, ha già annunciato ricorso al Consiglio di Stato, e il ministro Franceschini ha commentato: «Lo stesso Tar che aveva bocciato i direttori stranieri, ora boccia il Parco Archeologico. Faremo ricorso al Consiglio di Stato». 

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