Rogo di Centocelle Seferovic torna libero

  • Roma

ROMA Per gli investigatori della squadra mobile romana Sefir Seferovic è l’uomo immortalato da una telecamera di sicurezza mentre lancia la molotov che lo scorso 10 maggio ha bruciato e ucciso le tre sorelle Halilovic. Il gip Alessandra Danieli, che ieri ha ascoltato il 20 enne nel carcere delle Vallette, dopo il suo arresto a Torino, sostiene invece che quelle immagini non indicano che la persona ripresa, fosse Serif o un «altro soggetto, in ipotesi appartenente allo stesso gruppo familiare, o semplicemente vicino al gruppo, che presentava caratteristiche fisiche non univocamente ascrivibili al solo Serif».

Nelle 15 pagine redatte dal giudice, si sostiene che nei confronti del 20 enne non sussistono i gravi indizi di colpevolezza che possano giustificarne la permanenza in carcere, ma nei suoi confronti resta il fermo di polizia.

Soddisfatto il legale di Seferovic, Gianluca Nicolini: «Ora avremo modo di effettuare ulteriori indagini». L’altro sospettato è Renato Seferovic, il fratello di Sefir attualmente irreperibile. L’inchiesta ha appurato che era suo il furgone presente nei paraggi dell’attentato. Per questo il gip ha confermato che il triplice omicidio delle tre sorelle di 4, 8 e 20 anni è da ricondurre ai contrasti maturati tra le famiglie Seferovic e Halilovic. Già oggi ulteriori elementi potrebbero emergere dalle analisi sui frammenti della bottiglia incendiaria: da eventuali impronte digitali alla presenza di materiale biologico per il test del dna.

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