Rogo di Centocelle L'indagato: «Non ero lì»

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ROMA «La notte del 10 maggio scorso ho dormito presso una stazione di servizio nella zona di Prati Fiscali con tutto il mio nucleo familiare. Non c’entro niente con il rogo di Centocelle». Sefir Seferovic ha ribadito la sua versione dei fatti ieri, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Torino Alessandra Danieli. Il giovane, riconosciuto dagli investigatori della squadra mobile romana come colui che lanciò la molotov contro il furgone della famiglia Halilovic, era stato fermato la scorsa settimana a Torino.

Chi indaga lo avrebbe identificato grazie alle immagini delle telecamere di sicurezza nei pressi di piazza Mario Ugo Guattieri, dove quella notte morirono bruciate vive tre sorelle di 4, 8 e 20 anni. Il 20 enne è accusato di omicidio volontario plurimo e di tentato omicidio plurimo (nel furgone oltre alle tre vittime dormivano i loro 6 fratelli e i genitori). Seferovic, assistito dall’avvocato Gianluca Nicolini, ha raccontato di aver passato la notte del rogo con circa 40 persone appartenenti al suo stesso nucleo familiare nell’area di sosta dell’autogrill, ricordando che in quelle ore lui e i suoi parenti assistettero a un intervento delle forze dell’ordine nella zona. «Abbiamo chiesto di acquisire i filmati dell’area di sosta, ma al momento non sappiamo se ci siano o meno» ha spiegato l’avvocato Nicolini, aggiungendo: «Confidiamo in qualche testimonianza del personale dell’autogrill». Tra le famiglie Seferovic e Halilovic, c’erano stati in passato molti attriti. Il gip ha tempo fino a stamattina per decidere se convalidare o meno il fermo.

PAOLO CHIRIATTI

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