Pop Orchestra di Di Lella incontra la voce di Gloria Gaynor

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ROMA «La Dance possiede una caratteristica fondamentale per il mio approccio musicale: è un tipo di musica che solitamente coinvolge formazioni molto grandi. E ha una magia inspiegabile, basta ascoltare una batteria con la cassa in quattro o una chitarra con il wua wua che subito ci riporta a quegli anni». Con queste parole il compositore, musicista e direttore d'orchestra Gerardo Di Lella introduce “Anni '70 Dance Era”, progetto dedicato alla dance music, in scena mercoledì alle 21 al Centrale del Foro Italico. Ospite speciale della serata Gloria Gaynor, interprete di grandi successi come “I will survive” e “Can't take my eyes out of you”.

Come è nata l'idea del progetto?
Gli ingredienti della dance, e nello specifico del cosiddetto “Philly Sound”, il suono di Philadelphia, sono molto semplici ma ovviamente molto funzionali: la tipica orchestra d’archi occidentale, il coro, il solista, una ritmica di origine sicuramente “nera”, con la chitarra wua wua che spicca, il tutto poi arricchito da strumenti a fiato usati molto spesso in modo oserei dire “aggressivo”. Non potevo non lasciarmi prendere dalla tentazione di creare un repertorio per orchestra interamente dedicato a questi anni.

Quali sono i gruppi o gli artisti di quel periodo che lei considera realmente importanti da un punto di vista artistico?
Sicuramente Barry White, lui oltre ad essere stato il cantante che tutti conosciamo, è stato un grande musicista ed è stato il vero pioniere, colui che ha raccolto i primi germi della dance che c’erano nell’aria in quel periodo, (l’assist glielo aveva lanciato probabilmente pochissimo prima Isaac Hayes)  e se vogliamo colui che ha messo a battesimo nel 72 questo nuovo stile musicale proprio con il brano “Love’s Theme” della Unlimited Orchestra. Da quel punto in poi esisteva la Dance anni ‘70.

Come è nata l'idea di coinvolgere Gloria Gaynor?  
Il progetto sulla Dance faceva già parte del repertorio della mia Pop O’rchestra, nel corso degli anni ho trascritto e riarrangiato quasi tutti tra i brani più conosciuti degli anni 70. Avevo eseguito per la prima volta questo repertorio 5 anni fa alla Sala Umberto e fu subito un gran successo, ma questa volta volevo sugellare questo tipo di concerto con un grande esponente, con qualcuno che rappresentasse appieno quel periodo, e Gloria Gayon era sempre il primo nome che mi veniva in mente. In passato avevo già provato a contattarla ma una volta un problema, una volta un’altro, non era stato mai possibile incontrarsi.

I will survive” è uno di quei brani che si possono ascoltare  ovunque nel mondo: per lei cosa rappresenta poterla suonare con la cantante che ne ha fatto un successo internazionale?
Sono momenti di intensità indescrivibile per me e che se vogliamo mi ripagano di anni e anni di lavoro.

STEFANO MILIONI

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