«Vi canto quella “Pace” che vorrei tanto avere io»

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ROMA «“Pace” nasce dall'esigenza di raccontare la ricerca di un equilibrio personale e musicale che negli ultimi anni stentava ad arrivare. Ho lavorato in studio per circa due anni di preproduzione in cui sono stati prodotti circa 30 brani per poi sceglierne 11». Parola di Fabrizio Moro, in concerto oggi (sold out) e domani (ore 21) al Palalottomatica. 

Quali sono le novità rispetto ai suoi album precedenti? 
Ogni album  è diverso da quello precedente. Mi piace sperimentare. Il filo conduttore che non cambia  è l'istintività del linguaggio.

Perché   “Pace”? 
La “Pace” è quella interiore, una visione un po' utopica per me: ho un carattere molto combattivo e ho sempre bisogno di una battaglia da vivere. Trovo la pace in un bicchiere di vino con un amico o mentre vivo i piccoli momenti di quotidianità con i miei bambini per esempio ma, non è una sensazione che mi pervade per troppo tempo. Sto iniziando a pensare che inconsciamente non voglio trovarla. 

In un periodo storico drammatico come quello che viviamo che funzione può avere la musica? 
È un po' come l'amore, una medicina contro il malessere. Se non avessi la musica sarei continuamente depresso. 

Quanto conta per lei il rapporto diretto con il pubblico? 
È la parte più importante. Vivo per assaporare l'ansia prima di salire sul palco e per sentirmi “socialmente utile” quando ci sto sopra. 

STEFANO MILIONI

 

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