Comune, prima vittima del decreto Madia

  • Roma

ROMA Entra negli uffici comunali in via della Greca alle 7:59, esce senza strisciare il badge alle 8:10, per consumare una camomilla al bar, e nel tornare al lavoro inciampa in via dei Cerchi e si fa male, tanto da richiedere l’intervento di un’ambulanza. E così Letizia Beato, dipendente comunale dal 1990, si è vista arrivare la lettera di licenziamento da parte del Comune.

È il primo episodio del genere a Roma, per effetto del decreto Madia. I fatti risalgono a un mese fa, e come previsto dal provvedimento, entro 30 giorni è arrivato il licenziamento. Un caso impugnato dal legale della donna, l’avvocato Giuseppe Pio Torcicollo, che ha deciso di divulgare la notizia contestando l’azione del Comune: «Hanno applicato alla lettera un provvedimento che ritengo ingiusto. La mia cliente si era assentata per una necessità fisica, era indisposta e si era allontanata per una manciata di minuti. Tanto che è inciampata mentre tornava al lavoro dopo pochissimo tempo». La donna è stata refertata in ospedale, dove i medici le hanno dato due mesi di prognosi. «Qui c’è un’altra ingiustizia: per legge non si può licenziare un dipendente nel periodo di malattia, che per la mia cliente scade tra un mese», spiega l’avvocato, che commenta: «Non c’è stato un comportamento doloso, La dipendente non si era allontanata per assentarsi tutta la mattina». Ma il provvedimento recita: «L’assenza della timbratura in uscita rientra nella fattispecie della falsa attestazione della presenza in servizio».

Oltre al licenziamento si profila l’ipotesi di reato per truffa: il Comune ha già inviato in procura tutta la documentazione sul caso. E l’avvocato ha già promesso ricorso.

PAOLO CHIRIATTI

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