Parità di genere, monta la polemica in Comune

  • Roma

ROMA Addio alla Commissione delle Elette, che si trasformerà in Commissione pari opportunità (con un minor numero di rappresentanti, e soprattutto addio a due norme dello Statuto Capitolino (l’articolo 25, comma 3 e l’articolo 27, comma 21) che fino ad oggi hanno tutelato in maniera chiara la parità di genere in seno alla Giunta capitolina e a quelle dei Municipi con la formula: «fra i nominati è garantita la presenza, di norma in pari numero, di entrambi i sessi, motivando le scelte difformemente operate con specifico riferimento al principio di pari opportunità». La nuova versione invece, firmata da 17 consiglieri capitolini pentastellati, prevede genericamente: «Fra i nominati è garantita la presenza di entrambi i sessi», omettendo qualsiasi impegno sulla parità.

Il provvedimento, dopo un giro di pareri dai Municipi, approderà in Consiglio comunale. Le opposizioni promettono battaglia, bollando la proposta come un ritorno al passato. Per il Pd la modifica riflette la difficoltà dell’amministrazione nel trovare personalità adeguate nei Municipi e in seno alla stessa Giunta.

In serata la sindaca Virginia Raggi ha replicato: «Sono sempre stata a favore della presenza delle donne nelle istituzioni. Lo dico a chi vuole far passare l’idea che io sia contraria per chi sa quali assurdi motivi. Sono la prima donna sindaca di Roma. Tra i consiglieri capitolini M5S le donne rappresentano la maggioranza. Credo nelle politiche serie a tutela della maternità e a sostegno del lavoro e della famiglia in modo che nessuna donna possa subire il ricatto di perdere il lavoro o di vedersi ridotto lo stipendio. Il resto sono chiacchiere per i vecchi politicanti lontani dalle persone reali».

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