La bellezza ci fa ricchi e vale 240 miliardi

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ROMA In Italia “l’economia della bellezza” - dai beni di consumo alle tecnologie d’ingegno, dalla creatività al turismo con il flusso del leisure - vale 240 miliardi di euro, equivalenti al 16,5% del Pil. Una cifra importante, che potrebbe però crescere di altri 130 miliardi se le aziende italiane raggiungessero le prestazioni delle migliori concorrenti europee. Lo rivela una ricerca di Fondazione Italia Patria della Bellezza, realizzata insieme a Prometeia, che per la prima volta ha provato a definire la bellezza come «una dimensione concreta e misurabile della nostra economia». Questo il peso dei diversi comparti. Quello dei beni di consumo di qualità (moda, alimentari e sistema casa) vale 44 miliardi.

Ingegno, creatività e turismo

Il settore dei beni tecnologici di ingegno (elettronica, meccanica, mezzi di trasporto) produce ricchezza per 32 miliardi. L’industria creativa (design, editoria, musei spettacoli) apporta 61 miliardi. Infine, il comparto turismo produce bellezza per 39 miliardi. Concorrono, inoltre, al calcolo del valore economico della bellezza due fattori il cui potenziamento incide in modo rilevante sui comparti produttivi: investimenti pubblici (60 miliardi) e “altruismo e mecenatismo” che, con le attività di volontariato e le donazioni, generano 3 miliardi. Quanto al potenziale di sviluppo dell’economia della bellezza, un allineamento con le migliori esperienze europee porterebbe ad una crescita di 130 miliardi, arrivando ad un valore totale di 370 (25,4% del Pil).

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