Spinner-mania Davvero antistress?

  • Gadget

ROMA. Una volta era lo yo-yo. Poi il cubo di Rubik. Oggi la nuova mania si chiama Fidget Spinner, una trottola da dito che sta spopolando anche in Italia fra grandi e piccoli. Una soluzione conomica, che, dice chi la commercializza, riuscirà a distogliere i vostri ragazzi dallo smartphone. Il fidget spinner è una specie di trottola composta da un corpo centrale rotondo che contiene un cuscinetto a sfera, e due o tre alette montate intorno.  Fidget significa «agitarsi di continuo», e spinner indica una rotella girevole. Ad inventarlo è stata Catherine Hettinger, una donna della Florida che oggi ha 62 anni. Lo creò per intrattenere la figlia di 7 anni. Oggi lo spinner è un oggetto virale, persino bandito da alcune scuole americane  e britanniche. 
«Lo spinner è effimero, anche carino, ma attenzione a  cadere nella trappola del marketing che propina al genitore l’idea dell’oggetto che possa contribuire alle prestazioni dei figli in modo positivo», spiega  il dottor Alberto Rossetti, psicologo e psicoterapeuta, esperto di età evolutiva e che da diversi anni studio il rapporto tra l’uomo e le nuove tecnologie. 
 

Cosa le colpisce di questa nuovo gadget scacciapensieri?

La dimensione terapeutica con la quale viene proposto.

Il fatto che vega spacciato come rimedio contro i disturbi da deficit di attenzione e iperattività per esempio?

Sono banalità.  Strumenti di marketing che puntano  a catturare il genitore nell’ottica prestazionale.  Perché  i genitori di oggi sono sempre alla ricerca della prestazione per i propri figli...

Perché si diffondono così rapidamente queste passioni?

C’è la dimensione collettiva che fa sì che a un oggetto (oggi lo spinner, domani le figurine) si dedichi un’attenzione maniacale. E la preadolescenza è un momento tipico per l’attaccamento a certe passioni.

Serena Bournens