«Il nostro futuro lo prenotiamo con un 'app»

  • Innovazione

MILANO Nicole Silvya Bouris ha solo 23 anni, ma parla con il piglio di una manager navigata. Nata a Napoli da madre italiana e padre libanese, studia economia alla Bocconi, anche se dopo la laurea trinnale, ha deciso di prendersi un anno di pausa per dedicarsi al proprio sogno. Incarna alla perfezione il meglio che può derivare dal multiculturalismo. E soprattutto possiede fiducia in se stessa e nel valore del proprio intuito. È infatti una delle fondatrici di Praesto, una startup innovativa operante nel settore del food-tech che permette ai suoi utenti di preordinare il cibo presso i ristoranti grazie ad un’applicazione gratuita, così da arrivare quando questo è pronto per essere servito al tavolo o per essere portato via. A pagare per essere inseriti nell'app sono invece i ristoratori.

Come è nata l’idea?
Un giorno io e il mio amico Andrea siamo arrivati tardi all’università, a causa della lunghissima fila fatta per pranzare in un locale vicino alla Bocconi di Milano. Da li ha avuto origine il nostro progetto. Abbiamo infatti immaginato che non perdere minuti preziosi in pausa pranzo fosse un’esigenza non solo degli studenti, ma anche dei professionisti milanesi. Siamo quindi partiti da un’analisi di mercato in zona Bocconi.  Abbiamo chiesto ai ristoratori che conoscevamo se fossero interessati e abbiamo avuto risposte positive e incoraggianti.

Quanto tempo avete impiegato per avviare la startup?
Abbiamo lavorato sei mesi, dopo aver coinvolto un altro amico, il nostro sviluppatore. Siamo operativi dallo scorso novembre. I risultati sono incoraggianti, anche se per ora siano attivi solo nella zona della Bocconi. Per ora siamo concentrati di più sulla pausa pranzo. Ma alcuni ristoratori ci hanno chiesto di utilizzare l’app anche per la sera. Gli utenti scelgono dove mangiare, quando mangiare, cosa mangiare, in quanti sono e se mangiare al tavolo o portare il pasto via e all'orario scelto troverà tutto pronto per essere gustato! Vogliamo fare in modo che, per pranzo, le persone escano dal proprio ufficio, prendano una boccata d'aria e ricarichino le proprie energie con un pasto rilassato. Infatti, secondo uno studio dell'University of Texas, coloro che fanno una pausa più rilassata rientrano al lavoro con maggior energia. La stima percentuale dell’incremento di velocità ed efficenza per chi pranza senza stress è del 20%.

Le difficoltà più grandi che avete incontrato?
L’ostacolo maggiore è reperire i fondi. Intanto abbiamo iniziato grazie a un piccolo investimento da parte di un business angel privato. Ora siamo alla ricerca di un investimento più importante che ci consenta di crescere.

Dove vorreste espandervi?
L’obiettivo più immediato è quello di espanderci capillarmente su Milano, ma  abbiamo ricevuto richieste anche da due ristoratori napoletani e da Treviso. Il sogno poi è quello di esportare l’idea in Europa. Soprattutto Londra, Parigi e Berlino. Per Londra abbiamo già effettuato uno studio di mercato, grazie ad alcuni studenti della Bocconi, che ci hanno utilizzato per le loro ricerche. Ma appunto per fare questo c’è bisogno di qualche fondo che creda in noi.

Le spese maggiori?
Il marketing e gli stipendi: per questo noi fondatori siamo autosufficienti, avendo anche lo sviluppatore.

Riuscite a pagarvi gli stipendi?
Ancora no, contiamo di farlo entro la fine dell’anno, se tutto andrà come speriamo.

VALERIA BOBBI

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