Quel volto di Gessica è tutti i nostri volti

  • ANGELA BUBBA

ROMA Ciò che continuo a pensare in merito a Gessica Notaro è che casi del genere continuano a farmi rabbrividire, e a ricordarmi che non siamo affatto abituati a simili eventi. Ci spaventano e ci indignano, e insieme alla pelle di una bella ragazza, eletta come altare di uno sfregio infame, ne risultiamo anche noi trafitti, ustionati da un gesto simbolicamente annullante. Perché cancellare un volto è anche cancellare un intero corpo, un’identità, una promessa di futuro e naturalmente di vita: ed è anche un po’ la nostra, di vita, che vediamo sottratta. Mentre scorro i post Facebook di Gessica, attraverso cui ci informa degli interventi a cui si sta sottoponendo e ci rassicura, dandoci paradossalmente lei il coraggio, lei la forza e lei la speranza, mentre fisso gli occhi su quel viso, penso ci sia qualcosa che riguardi ognuno di noi, e molto.

È come se ci sentissimo partecipi anche di tutto questo, specie di come si possa superare un simile abuso, come si possa curare una ferita tanto grande e farla diventare altro: non vendetta ma forza, riscatto; non chiusura ma nuova apertura, rinascita.

Se è vero che ogni uomo è tutti gli uomini, anche il volto di Gessica è tutti i nostri volti, i nostri tesori più esposti e dunque fragili, ricchi e allo stesso tempo delicati. Ma è proprio in quel punto di crisi che va cercata la ripresa, nella violenza più folle e gratuita c’è anche il lasciapassare della svolta più tenace. Come scriveva San Paolo ai Corinzi: “Quando sono debole, è allora che sono forte”; e l’attaccamento di Gessica alla vita, le sue parole piene di coraggio, non sono altro che l’applicazione di questo principio, questo fatto che sembra impossibile concepire se non vivendolo, conoscendolo, attraversandolo. Si possono superare le acque profondissime di qualsiasi trauma. Come? Diventando umani, ancora più umani. Ma come si diventa ancora più umani? Forse, eleggendo lo strumento che più ci distingue: la parola. Raccontando quindi. Uscendo allo scoperto, anziché nascondersi.

Gessica è solo l’ultima di una serie infinita di donne che si affidano all’abbraccio altrui: non solo per guarire ma pure per testimoniare, non per denunciare ma per informare e proteggere. Tramite Facebook la ragazza inviò l’immagine di un cuore composto con le sue mani: simbolo semplice di una rinnovata bellezza, e di un’amicizia con un mondo che può anche salvare.

Articoli Correlati

Noi, Weinsteine i nostri sessismi

L'opinione di Angela Bubba

L'esorcismoalla rovescia

L'opinione di Angela Bubba