Vendere grazie ai cervelloni dei big data

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In parte matematici, in parte analisti, certamente conoscitori delle dinamiche di un mercato sempre più liquido: ecco la generazione dei data scientists, figure ibride che oggi animano una startup anglo-italiana di analisi predittiva: in pratica incrociando dati e contesto il team di cervelloni riesce a prevedere le vendite future di uno o più punti vendita. E tutto ciò si traduce in un risparmio di costi di magazzino, ma anche nella possibilità di vendere in modo molto più mirato.

Si tratta di Evo Princing e ad accendere questa startup ci ha pensato quattro anni fa Fabrizio Fantini, 38enne nato a Jesi, master ad Harvard e per dieci anni consulente in Italia, Stati Uniti, Inghilterra. L’idea è nata insieme al papà Nino Fantini, per trent’anni in IBM. «Con le analisi predittive aiutiamo le aziende a diventare più competitive e abbiamo già clienti in tutto il mondo, dal Messico alla California», racconta con orgoglio Fabrizio. La startup procaccia da tempo data scientist dai percorsi universitari del polo torinese, eccellenza nell’analisi dei big data: qui infatti è nato il primo corso magistrale in Data Science insieme a Politecnico e Università di Torino. «Con questa esperienza imprenditoriale mi sono riavvicinato all’Italia. Oggi nei nostri uffici torinesi assumiamo giovani figure professionali di qualità, mantenendo però anche un piede all'estero per informatici e sviluppatori».

Al metodo di Evo Pricing contribuiscono ogni settimana oltre trecento persone solo in Italia tra commesse e store manager grazie ad un sistema strutturato: variabili come vendite passate, zona geografica, clima e caratteristiche del prodotto sono usate per la previsione iniziale basata sui dati. Ma successivamente i negozi possono modificare questa previsione, arrivando anche a scambiarsi la merce direttamente.

E sul rapporto dialettico tra uomo e macchina, Fabrizio non ha dubbi. Vince il binomio di intelligenza artificiale ed esperienza umana, anche nella vendita al dettaglio. In questo modo si batte qualunque sistema informatico. «Gli algoritmi si nutrono di dati e per questo sono vincolati a quanto osservato nel passato. Invece gli operatori possono usare la propria esperienza diretta per formulare rapidamente ipotesi sul futuro. L’algoritmo da solo è meno potente senza l’intuito umano».

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

 

 

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