La nuova filiera dello spaccio

  • Droga

ROMA. Non ha mai abbbandonato del tutto strade e piazze, ma da qualche tempo l’eroina sta tornando prepotente sul mercato. Lo dimostrano i sequestri e gli arresti degli ultimi due mesi effettuati dalla polizia tra piazzale Sisto V, piazza Vittorio e San Lorenzo: circa 30 casi di piccolo spaccio, uno ogni due giorni. Un business in mano a organizzazioni che sfruttano come manovalanza soprattutto uomini e donne dell’Africa subsahariana. Con metodi di smercio al dettaglio che ricordano quelli adottati dalle spy-story. Gli investigatori la chiamano «filiera»: è la catena di persone che compongono la rete di spaccio. Un modo per dividersi le responsabilità e per evitare che ci sia un passaggio diretto di denaro e droga tra acquirente e pusher. 
Un caso su tutti, i tre arresti messi a segno lo scorso mercoledì dalla polizia giudiziaria del commissariato Viminale tra San Lorenzo e porta Maggiore: una donna nigeriana di 54 anni, J.U; un cittadino somalo di 55 anni, G.J; un uomo di 48 anni originario del Senegal, S.A.B. La prima ha agganciato un tossicodipendente nei pressi di San Lorenzo indirizzandolo a uno dei due uomini al quale lasciare il denaro. Quest'ultimo gli ha indicato l'ultimo anello della catena, il pusher che gli ha ceduto l'eroina, ma senza scambio di denaro. La droga sequestrata, 20 euro a dose, nella maggior parte dei casi è di pessima qualità, tagliata con sostanze tossiche. 
Lo spaccio al dettaglio è affidato a un esercito di disperati provenienti dall’Africa centrale. In caso di arresti, sono facilmente sostituibili: molti dei pusher finiti nelle maglie della giustizia erano richiedenti asilo in fuga da Paesi segnati da conflitti. 

PAOLO CHIRIATTI

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