Eliminati i voucher resta il precariato

  • Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Il referendum sui voucher,  sì o no, è il 28 maggio. Il Parlamento farà una legge per evitarlo. Non tifo per i voucher.  Pagare il lavoro  con ticket da 10 euro - di cui 7,50 netti, il resto va all’Inps, senza diritti e tutele -, non è il massimo. Però non ho la certezza, di altri, che una volta tolti i voucher,  scomparirà il precariato. Il sindacato, la CGIL in particolare, l’ha messa giù così. Ma il mio consiglio è di andarci cauti con le facili illusioni. Il confine tra fare il lavoretto con il voucher e rimanere con le mani in mano è sottile. Perché, raccontiamocela giusta, il busillis sta qui. L’operazione di restringere il parco dei lavori retribuibili con il voucher è sottoscrivibile. Il rischio è che aumenterà ancora di più il nero (spesso con il voucher si paga un’ora e le altre sette in contanti), che i giovani a piedi cresceranno, che la possibilità di imparare dei lavori qua e là verrà meno. 

Non nascondiamoci dietro un dito. Il precariato l’abbiamo fatto  tutti. Quando iniziai a lavorare, giovanissimo, raccoglievo saltuariamente pubblicità, non ho mai conosciuto i versamenti all’Inps o contratti. Vero è che non si può continuare all’infinito nella precarietà. E’ in questo salto tra la precarietà e il lavoro “in carreggiata” che manca la controparte. Il datore di lavoro. Vuoi perché gli fan comodo le vie di mezzo, o semplicemente perché non ha sufficiente giro per far sì che una persona stia a stipendio pieno.  Servirebbero i controlli a tappeto, oltre alla tracciabilità del voucher. Chi li fa? Le risorse? Va bene. Sfoltiamo i voucher.  Solo per le famiglie, per prestazioni occasionali di pensionati  e studenti.  Acquistabili all’Inps e non dal tabaccaio. Però leviamoci dalla testa, dopo aver appurato che il precariato non scompare, che domani ci sarà più lavoro. Gira e rigira ritorniamo al Jobs Act. La sola e unica frontiera, decente, malgrado gli attacchi sconsiderati, per combattere il precariato. Gridare no a una cosa, no all’altra, sempre no, e chiedere  lavoro come  fosse una cosetta facile facile,  ci pare più la diligenza dell’apprendista  stregone che del “buon padre di famiglia”.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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