L'invenzione del nemico

  • Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE Non c'è mai stato lo stupro sul treno, la ragazza si è inventata tutto. Fa male sentirlo, malissimo, ma è anche vero che a star malissimo sia lei. Per fare una cosa del genere, e iniettare nuovo odio nella bile della peggio opinione pubblica e i suoi referenti istituzionali, devi avere un bisogno d'attenzione enorme. Oppure un bisogno ancora più grande di nascondere qualcosa. Perché la costola rotta e i lividi ci sono e si può fare un'ipotesi che non richiede troppa fantasia: sta coprendo qualcuno, un qualcuno che magari la minaccia, e che magari farebbe ancora più orrore di quello che si è inventata. Insomma, non ha senso infierire sulla ragazzina, costretta dalle sue paure ad una brutta menzogna.

Quello che non si può digerire è il nemico scelto. La dice lunghissima su quale sia la percezione sempre più diffusa, invasiva e pericolosamente culturale, se già a quindici anni sai che conviene scegliere il colpevole che piacerà a tutti. Basta dire che sono stati due nordafricani e avrai la solidarietà diffusa e tanta credibilità. Il nero. Il babau. Che violenta le nostre figlie vergini con la sua primitiva sessualità! Aiuto! Siamo messi male, italiani! Siamo quei due poveracci che ridono come jene rinchiudendo le zingare nella gabbia della merce rotta. Ma che ridi? Ma cos'hai in quel cervello a basso costo? Questi sono italiani, questi sono quelli imboccati da programmi e politici senza idee se non quella di delegare la colpa della propria inadeguatezza ad un altro, l'invasore. Che poi, le urla della zingara a me non facevano nessuna tenerezza o indignazione; erano sceneggiate, esasperate, non credo ci fosse vero terrore, perché la scaltrezza la conoscono.

Questo non cambia però la pena per quei due dipendenti, che sono il simbolo e il sintomo di quello che si ritrova nella feccia scritta sui social. Ma il meglio della settimana l'hanno compiuto quei 55 dipendenti di un ospedale che hanno speculato sulla pelle di noi tutti. La pelle, certo: in ospedale ci va chi ha la tremarella al culo; aspettativa di guarigione; richiesta di cura e comprensione, e spesso una gran fretta. Invece questi se ne fottevano, e si facevano i fattacci loro, e anche gli affari, in cliniche private personali, concorrenti della Sanità che li pagava per essere umiliata. Cos'è questo, se non un enorme furto? Cos'è, se non un gigantesco stupro? E attenzione: questa miseria dell'interesse personale fino al disprezzo degli altri non ha esclusiva regionale, troppo facile distinguere e distinguersi: succede ovunque, in Italia. E allora lo ammetto, sono anch'io razzista. Verso la parte senza più dignità, di questa nostra etnia.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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