Torna M'illumino di meno ma sprechiamo ancora molto

  • Energia

ROMA Si può condividere l’auto per andare al lavoro, scegliere la bici, preparare una cena collettiva, aprire la propria rete del wifi, condividere elettrodomestici, scambiare un posto letto aprendo all’ospitalità: venerdì torna, per il tredicesimo anno di seguito “M’illumino di meno”, iniziativa nata da Caterpillar (storica trasmissione su Radio2), appuntamento in cui per un giorno si sceglie di risparmiare energia e a farlo sono anche le istituzioni, spegnendo monumenti e palazzi pubblici. Quest’anno anche il Quirinale sarà a luci spente per dare un segnale. Ma – per restare in  tema – il quadro è in chiaroscuro. «Quando abbiamo iniziato, 13 anni fa, solo tre persone avevano i pannelli fotovoltaici. Una di queste era un tale Giuseppe Grillo da Genova – ci racconta Massimo Cirri, storica voce di Caterpillar e tra i promotori dell’iniziativa – oggi c’è una grande  sensibilità. Sono stati fatti passi in avanti. Basti pensare che ci ha scritto un nostro ascoltatore, Marco Ferrari, camionista di Reggio Emilia che il 24 (dopodomani, ndr) parteciperà guidando con gentilezza e cortesia. Sperando che possa diventare virale».
Cittadini più avanti
Sembra che i cittadini stiano più avanti delle istituzioni dato che alcuni provvedimenti essenziali latitano ancora. Ad esempio non sono stati ancora emanati i decreti attuativi del fondo  ex art. 15 del dlgs 102/14 destinato all’efficientamento energetico degli edifici pubblici. Obbligherebbe a evitare gli sprechi. Come pure nel Milleproroghe è inserita una norma che ritarda l’obbligatorietà al riscaldamento dell’acqua sanitaria con energie rinnovabili per gli edifici di nuova costruzione. Oggi il Pd presenta in una conferenza stampa una proposta di legge per istituire una giornata del risparmio energetico. Ma la strada è  lunga. Eppure le tecnologie che consentirebbero di risparmiare solo alla portata dei i comuni. Avvenia ha calcolato che in 12 Paesi (Usa, Giappone, Gb, Italia, Canada, Australia, Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia) è stata risparmiata in 5 anni energia per 500 miliardi di dollari. Secondo l’Enea per l’illuminazione pubblica ogni cittadino paga in tasse 100 euro l’anno. Ogni punto luce costa al comune 103,3 euro l’anno.
Cosa fare?
Cosa possono fare le amministrazioni? Cambiare l’illuminazione pubblica, ad esempio. Sostituendo le lampade tradizionali con i led il risparmio è del 90%. Idem con l’illuminazione “intelligente”, con i lampioni che si accendono al passaggio. Molto si può fare sul fronte del riscaldamento degli edifici pubblici: spesso negli uffici si suda mentre fuori c’è il sole. Occorre diminuire i gradi dei termostati e introdurre i contabilizzatori. Di fatto, però, i comuni hanno le mani legate. Come racconta Mario Gamberale su Qualenergia, «gli enti locali non possono utilizzare nessuno degli altri strumenti messi a disposizione dallo Stato per incentivare l’efficienza energetica e le rinnovabili». Non hanno risorse proprie, non possono utilizzare Cassa depositi e prestiti e hanno il vincolo del pareggio di bilancio. La strada, è ancora tutta in salita.

STEFANIA DIVERTITO

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