Studio spiega la Misofonia Quei rumori che disgustano

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ROMA Che il rumore faccia male non è un mistero. Così come non lo è la lotta all'inquinamento acustico che invade le nostre città. Ma quando il fastidio varca la soglia di casa e si insinua in tutti i gesti quotidiani, anche i più insignificanti allora diventa un disturbo questo sì misterioso, ma solo in apparenza. Si chiama misofonia, letteralmente odio dei suoni, e dipende da alcuni meccanismi all'interno del cervello. Ne è affetto chi è insofferente al minimo fruscio, alla goccia che cade, al ticchettio dell'orologio sul comodino, a chi mastica sonoramente il cibo o sorbisce una zuppa, o russa. Insomma ogni rumore anche quello più impercettibile diventa una specie di intolleranza uditiva. A indagarla sono stati i ricercatori della Newcastle University, nel Regno Unito, in uno studio pubblicato sul Current Biology. Hanno esaminato un campione di 42 persone, 20 con problemi di misofonia e 22 senza,  sottoposte a risonanza magnetica cerebrale mentre ascoltavano diversi generi di rumori.  Suoni neutri come uno scroscio di pioggia, il brusio in un bar pieno di gente locale. O disturbatori come una discussione a voce alta o il pianto continuo di un bambino. E ancora elementi scatenanti come una masticazione accentuata o un respiro affannoso che in genere sono tollerati dalla maggioranza.  Mentre i sani sono rimasti praticamente impassibili, i misofoni hanno reagito con un aumento del battito cardiaco e della sudorazione. E hanno presentato anche un cambiamento cerebrale. Ovvero una sorta di iperattività nella corteccia insulare anteriore, cioè la zona del cervello che elabora le emozioni che è risultata essere connessa in maniera particolare ad altre aree come l'ippocampo e l'amigdala legate a ricordi di esperienze passate.
Una scoperta importante che rende un'insofferenza-intolleranza un disturbo vero e proprio per il quale occorre individuare terapie ad hoc.
 

LUISA MOSELLO

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