Mafia Capitale, l'ex dg di Ama non convince i pm

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ROMA «Non conoscevo il mondo delle coop e rimasi colpito da Salvatore Buzzi, con cui nacque un rapporto di amicizia e anche confindenza in alcuni casi. Ma sempre nel rispetto reciproco dei ruoli». Chiamato a difendersi nel processo Mafia Capitale, l’ex direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon, per dimostrare la sua innocenza ha elencato tutte le volte in cui avrebbe potuto favorire il re delle coop, senza, però, chiarire a fondo gli episodi contestati dalla procura. Come la pulizia di un box di sua proprietà, considerata una corruzione, che Fiscon si fece fare dagli uomini di Buzzi: «Mia moglie diede venti euro all’operaio», si è difeso. O le numerose conversazioni agli atti, dove i due discutono di appalti. Su tutte c’è quella del 18 gennaio 2014, quando Buzzi, a tre giorni dalla scadenza della presentazione delle offerte per la gara sulla raccolta del multimateriale 30/2013, lo informava di aver trovato un accordo con il suo concorrente, l'imprenditore Franco Cancelli: «Nuntio vobis gaudium magnum habemus Papam».

«Quel messaggio non l’ho ricevuto - ha assicurato Fiscon, che non ha ricordato nemmeno il contenuto della successiva chiamata, arrivata alle 20:19. «Ero allo stadio in quel momento», ha detto, anche se la partita fra Roma e Livorno, cominciata alle 18, era finita già da mezz’ora.

Nel tardo pomeriggio, invece, mentre i monitor dell’aula bunker di Rebibbia mostravano le immagini di Massimo Carminati, insolitamente nervoso, mentre si sfogava con la guardia penitenziaria del carcere di Parma, dove è recluso, a prendere la parola  è stato Franco Figurelli, ex membro della segreteria di Mirko Coratti, l’ex presidente dell’assemblea capitolina, anche lui imputato nel maxi processo.

Figurelli, a cui Buzzi spiegava in una celebre intercettazione il sistema delle tangenti  con la metafora della mucca che deve mangiare per essere munta, è uno dei tanti nomi fatti dall’ex presidente della 29 giugno in un’altra intercettazione che, secondo l’accusa, fornirebbe la prova delle mazzette pagate. «Allora, mi servono due e cinque per la Cicciona, mille e cinque per Coratti, uno per Figurelli, mille per il sindaco di Sant'Oreste, so sette». Ma Figurelli, leggendo una dichiarazione annotata su alcuni fogli di carta, ha giurato di non aver mai ricevuto nulla: «In una telefonata Buzzi dice che si è comprato il capo segreteria di Coratti. Ma io ero solo un membro della segreteria, non il capo. Da Buzzi non ho mai preso soldi. Gli ho solo chiesto un contributo per la campagna elettorale di Coratti - ha spiegato Figurelli - ma non per l’associazione Rigenera (vicina politicamente a Coratti ndr). Nell’interrogatorio di garanzia mi sono sbagliato, confondendo l’associazione con Coratti. Io con Rigenera non c’entro nulla».

MARCO CARTA

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