Pendolari, un algoritmo li salassa da 10 anni

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Roma - Qualcosa non quadra nel prezzo dei biglietti e degli abbonamenti dei pendolari ferroviari intra-regionali. Di chi, insomma, si sposta in treno tra due città di due regioni differenti.

La denuncia è di Assoutenti ed è confermata da Trenitalia. In sostanza il costo della tariffa è stabilito dal 2007 da un algoritmo che era valido allora ma poi non più efficace. Per intenderci, col tempo tale algoritmo avrebbe sommato sui biglietti anche le variazioni di costo di altre tratte, facendone lievitare i prezzi. 

L’azienda ammette che c’è un baco e che andrebbe sanato. Ma spetta alle regioni, che stabiliscono le tariffe, farlo. 

Il sistema di distorsione causato dall’algoritmo comporta un “non dovuto” a carico dei pendolari per circa il 33% in più.

Proviamo a fare due conti. 

I pendolari intra-regionali che annualmente acquistano l’abbonamento sono 728, secondo i dati di Trenitalia. Gli abbonamenti mensili venduti in un anno sono 51.855. Il numero non corrisponde agli utenti, perché si tratta di persone che comprano gli abbonamenti mensili ma non tutti i mesi. C’è chi ha il contratto a termine, chi preferisce non farlo in caso di mesi lavorativi ridimensionati da ferie, gli insegnanti che da giugno in poi non viaggiano tutti i giorni. Insomma, considerando una media di otto mesi a utente e sommando agli annuali, fa circa 7mila abbonati all’anno che stanno pagando il 33% in più sulla tariffa. A questi vanno uniti i pendolari col biglietto giornaliero e per singola tratta: anche loro subiscono l’algoritmo impazzito. Sono circa 14mila. 

Le regioni devono sanare la tariffa per circa 21 mila pendolari che in media ogni mese hanno speso circa 200 euro in più del dovuto. 

La Conferenza delle regioni ha già un appuntamento al ministero per parlare degli aumenti Tav, per fine febbraio. «Non è escluso – ci dicono – che non si affronti anche questo nodo. Se Trenitalia vuol continuare a incassare quanto previsto dal contratto di servizio, è ovvio che c’è un delta da coprire». 

La notizia, però, non è nuovissima. Già nel 2014 fu avviato un tavolo tra Trenitalia e regioni per sanare la questione. Ma i vari appuntamenti andarono in cavalleria.

Questa volta Assoutenti non vuole mollare la presa e minaccia azioni legali per far riavere ai pendolari il dovuto e anche gli interessi. «È difficile che le persone abbiano conservato le carte – ci dice il presidente di Assoutenti Furio Truzzi la cosa migliore sarebbe un rimborso forfettario”. 

STEFANIA DIVERTITO

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