Uranio, dopo 16 anni giustizia per Andrea

Uranio impoverito
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Roma - Era il dicembre 2000 quando Andrea Antonaci morì a 26 anni, sconfitto da un tumore riscontrato al rientro dalla missione di “pace” nei Balcani. Era diventato noto, Andrea: aveva denunciato le strane morti dei suoi colleghi militari in televisione e le sue dichiarazioni sull’uso dell’uranio impoverito furono smentite dall’allora ministro della Difesa Sergio Mattarella. Che, a sua volta, dovette rettificare dopo le precisazioni della Nato: l’uranio impoverito era stato utilizzato nei Balcani e i nostri soldati lo hanno respirato. 

Adesso, dopo più di 16 anni, la sua vicenda giudiziaria sembra arrivata alla fine, e con una buona notizia: infatti la Corte di appello di Roma ha appena respinto il ricorso del Ministero della Difesa che si opponeva al risarcimento. Quindi ora la famiglia potrà essere risarcita. 

Sono circa 76 le sentenze favorevoli ottenute dall’avvocato Angelo Tartaglia dell’Osservatorio militare (se ne parlerà domani, alla Camera dei Deputati, in occasione della presentazione del libro “Militari all’uranio” di Domenico Leggiero, dell’Osservatorio militare, e della giornalista Mary Tagliazucchi). Spesso, anzi quasi sempre, il ministero si appella a tali sentenze, i tempi della giustizia si dilatano, e nel caso di Andrea Antonaci, militare di Martano, vicino Lecce, sono trascorsi più di 16 anni prima di poter avere giustizia. 

Sulla vicenda uranio ci sono state quattro commissioni d’inchiesta parlamentare e l’ultima ha prodotto un disegno di legge votato da quasi tutti i componenti (tranne la Lega) che viene ostacolato sin da quando è stato presentato. «Il Governo dovrebbe intervenire con urgenza – ci dice Domenico Leggiero - L’appello al Capo dello Stato è necessario ed indispensabile. Solo un suo deciso intervento potrà riportare fiducia tra gli oltre 4000 malati e le famiglie dei 340 deceduti». Proprio qualche giorno fa è deceduto il colonnello Claudio Carboni, la vittima numero 340. «La verità è venuta a galla con sentenze di portata internazionale, prese a riferimento da molti Paesi alleati e quasi ignorate in Italia nonostante fossero un vanto tutto italiano». 

STEFANIA DIVERTITO

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