La lotta di classe in alta quota

  • Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE Smanettare alla ricerca di un volo accessibile. Cambiare le date di partenza e arrivo cercando una cifra che si possa sostenere. Lo facciamo in continuazione. Non perché siamo abituati a partire come piccioni: è l'idea di "farsi un viaggetto" a farci sempre compagnia. Aerea, perché non è detto che partirai, anzi il più delle volte sai che non se ne farà nulla. Ma è bello, immaginare un luogo dove lanciarsi, promesse di avventure o total relax a seconda delle personali pulsioni o mancanze. Se poi capita di imbattersi nel prezzaccio, non stai nemmeno più a sindacare la città estratta. Mia figlia è stata a Budapest qualche settimana fa. Sapeva solo che era la capitale dell'Ungheria. Quattro giorni a -10 di media. Giravano sui giornali le foto della lunga pista di pattinaggio che era diventato il Danubio. Ma ci stava, ha detto. E ora che i più grandi vettori del mondo hanno introdotto la scelta di una Basic Economy, che costerà più o meno la metà della Economy, ecco puntuali le voci contrarie e indignate: dalle ufficiali di politica e grande stampa, a quelle più petulanti e vaste dei social network. Ma vediamo le limitazioni obbligate. Il bagaglio deve stare sotto il sedile, quindi zaino da studente. Niente spazio cappelliera. Non puoi scegliere il posto, e potresti finire a quello centrale, più scomodo, oltre che a sedere distante dal figlio, o moglie, o fidanzato. Infine: niente cibo o bevande a bordo. Se lo vuoi, mano al portafoglio. Tutta roba che stimola un chissenefrega. A meno che non devi fare il giro del mondo. E poi non essere costretti a pagare quei vassoi con il pane blindato dalla pastichina ruvida e i piattini in versione ospedaliera è un regalo. La fame può aspettare.

Parlo ovviamente di noi comuni mortali, felici di stare lassù: chi viaggia in prima classe non fa testo, questo testo, della massa, intendo. I sospettosi della rete dicono che questa Basic Economy servirà alle compagnie a scalare i motori di ricerca. L’Economist punta all'indignazione, per la divisione che si farà tra chi vola: "in chi ha tanto, chi ha qualcosa, chi ha poco e chi non ha proprio nulla". Perché a terra non è lo stesso? E poi lo scopo non è il confort, o il paesaggio da godere dal finestrino. Alla fine della scaletta che ti deposita nella meta lontana e voluta, non c'è alcuna differenza di 'casta'. Certo, chi è abituato a comprare souvenir lascerà perdere. Si farà bastare la memoria del vissuto. Oltre alle centinaia foto di rito, se la memoria non basta o è troppo corta. E poi insegnare a portarsi dietro il minimo è sano. Scriveva un vecchio barbuto cantautore: poco o niente, è il bagaglio di un semplice o un saggio. Lo suggerirei come campagna pubblicitaria.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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