Il clan Piromalli all'Ortomercato

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MILANO Antonio Piromalli, classe ’72, figlio del boss Giuseppe, abita a Milano da lunghi anni. Un giorno telefona alla moglie insegnante e le dice: “Tu sai che i soldi non arrivano dal Provveditorato, vero? Lo sai che arrivano dalla Provvidenza…”. E proprio Provvidenza si chiama l’operazione dei Ros di Reggio Calabria che ha portato a 33 arresti, di cui sette a Milano e Lombardia.  Uno di loro è Antonio Piromalli, appunto, e i suoi affari sono, o meglio erano, nell’economia “legale”, negli Stati Uniti e in Italia. In Lombardia e a Milano specialmente.

Gli affari erano nell’immobiliare e nell’ortofrutta. Quest’ultima, soprattutto, è sembrata agli inquirenti un filone promettente, al punto che la cosca (i cui esponenti si incontravano e scambiavano “pizzini” in viale Brianza) aveva messo le mani sull’Ortomercato milanese attraverso due società che si sarebbero messe al servizio del boss, l’Ortopiazzolla di Parabiago e la Polignanese di Pogliano Milanese, società che, si legge nell’ordinanza, erano «operative nel commercio all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli e titolari di posteggi all’interno del mercato ortofrutticolo di Milano. Soprattutto tale ultima realtà imprenditoriale vedeva un sistematico coinvolgimento da parte della “P&P Foods Srl”, con particolare riferimento alle attività di ricezione e successivo instradamento di rilevanti quantitativi di merce in direzione dei mercati stranieri».

L’operazione dei carabinieri viene applaudita da molti. La Coldiretti fa notare che «gli interessi illeciti nel settore agroalimentare con l’infiltrazione nel mercato ortofrutticolo di Milano e la rete di distribuzione di prodotti oleari negli Usa facente capo ad un imprenditore italoamericano organico alla cosca Piromalli sono la punta di un iceberg del business della criminalità organizzata nell’agroalimentare che vale 16 miliardi all’anno».

Ma sono molto preoccupate le reazioni milanesi a livello istituzionale. Il sindaco Sala dice: «Sono notizie che anche noi abbiamo appreso dai media. Bene ha fatto David Gentili a convocare immediatamente una commissione antimafia e una commissione attività produttive. Quindi, che si facciano subito in modo da capire. Ad oggi non sappiamo molto di più, però bisogna intervenire con molta tempestività». Mario Peserico, vicepresidente di Confcommercio Milano con incarico su legalità e sicurezza, plaude e chiede lo sradicamento del fenomeno. C’è chi (Tatarella di Forza Italia, in Consiglio comunale) chiede di commissariare Sogemi. Ed è proprio Sogemi, la società che gestisce l’Ortomercato, a rilasciare una nota: «Sogemi Mercati Agroalimentari di Milano ribadisce la sua completa e ampia collaborazione con la Magistratura e le Forze dell’ordine impegnate nel contrasto ai fenomeni di illegalità. In quest’ottica, si informa che Sogemi periodicamente trasmette alla Direzione Investigativa Antimafia l’elenco completo dei titolari di punti vendita e dei produttori presenti presso il Mercato Ortofrutticolo di Milano. Si precisa, inoltre, che tutte le società autorizzate ad operare all’interno dell’area gestita da Sogemi sono obbligate a presentare documentazione antimafia, carichi pendenti e casellario giudiziale dei soggetti titolari, documentazione fornita anche dalle società interessate dalle indagini odierne».

Reazione piccata da parte di Fausto Vasta, presidente di AGO, Associazione Grossisti Ortofrutticoli: «Le indagini formulano accuse molto gravi, a cui dovranno rispondere i diretti interessati. Sbagliato generalizzare queste accuse e criminalizzare gli operatori e i lavoratori, circa 8.000 persone, che quotidianamente lavorano duramente all’Ortomercato, in situazioni non certo ottimali per le note carenze infrastrutturali. Gli operatori si sono sempre impegnati per difendere la legalità e la sicurezza e per contrastare il malaffare e il lavoro nero nell’Ortomercato, battendosi anche per maggiori controlli sulla provenienza delle merci, in modo da garantire la tracciabilità e la migliore qualità dei prodotti».

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