Nel caso Fca-VW qualcosa non torna

  • Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Se Fca ha venduto macchine in Germania che rilasciano inquinanti più dei limiti concessi, è giusto che paghi. Però. Lasciateci sospettare che nel gran daffare dei tedeschi contro gli italiani, c'è qualcosa che non torna. Prima di tutto il Governo tedesco ha trasferito la sfida Italia - Germania in Europa,  già altisonante sulle questioni austerity sì, austerity no, parametri di bilancio da rispettare sì-no, sulle auto. E' comunque evidente che tra tedeschi e italiani c'è proprio una insofferenza a pelle.  Altroché sentimenti di Ventotene.  Qui ci sono no tituli per intendersi su qualsiasi questione e quindi ogni occasione è buona per darsi contro.

I tedeschi hanno vissuto male, malissimo lo smacco Volkswagen ricevuto negli Stati Uniti per lo scandalo della vendita di auto con un software che falsava le emissioni di gas inquinanti. Ai tedeschi è venuta la sindrome del “perché noi sì e loro no”, dove per “loro” ci stanno gli italiani. Quale miglior occasione spostare il conflitto in territorio europeo con l'Unione, anche qui c'è molto che tocca, che si schiera immediatamente con il ministro dell'Industria tedesco chiedendo conto alla Fiat (occorre specificare, correttamente, Fca) e al Governo italiano.

C'è un leggero strabismo nella querelle in atto. Prima di tutto la sofferenza, e le male figure in casa d'altri, negli States, dei teutonici è accentuata dal fatto che il Governo tedesco è tra i proprietari della Volkswagen. Al contrario il Governo italiano di Fca non ha nemmeno una ruota.  Fca è impresa globale non italiana. Anzi, potremmo dire multinazionale più americana alla quale Trump, dopo Obama, guarda con interesse e apprezzamenti, anche malgrado lo scandalo delle emissioni Fca negli Stati Uniti. Non vi saranno sfuggite le dichiarazioni di queste ore del tycoon contro la Merkel, accusata di asservire l'Europa ai desiderata della Germania. Come dar torto al vulcanico Presidente in pectore?

Ma la Germania ha una incavolatura in più sul groppone. L'isolamento economico della locomotiva tedesca, diventata ormai più un impiccio per gli stati dell'euro, evidenziata dai continui e prolifici accordi economici tra l'Italia e i cugini d'oltralpe, ultimo quello di Luxottica con Essilor per la creazione di un colosso da 50 miliardi. Insomma l'affare  500, Doblò e Renegade da ritirare è più una tirata da tinello che da salone delle feste e si sente dal fondo della sala un olezzo pesante che lascia presagire battaglie ben più pesanti, e finali, sul futuro dell'Europa.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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