I ragazzi, l'ascia e il pentimento

  • Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE “Non lo abbandoneremo, il ragazzo si è pentito". Il pentimento, eccolo lì, il sentimento che ci portiamo dietro. La soluzione che corrompe. Non fa crescere. Il pentimento è la prima causa della mancanza di responsabilità. Responsabilità. Altro che pentimento, giustificazione post, assoluzioni. Le cose che facciamo hanno delle conseguenze. Questo si deve insegnare, anche con durezza. Siamo responsabili di noi stessi. Noi stessi, e nessun altro. E poi: il “sincero” pentimento chi lo stabilisce? Ovvio che sia una farsa. Ma basta! E basta spendere tempo, soldi ed energie per processi, e narrazione. 

E allora che fare? Io un'idea l'avrei, banale e arcaica. Seppellirli in un buco, vivi e dimenticati. Non devono ricevere nulla, se non il cibo per tenerli in vita. Non devono vedere luce. Non devono incontrare nessuno, fisicamente e virtualmente. Ma solo se stessi, inesorabilmente. Il gesto di uno che vuole ammazzare i suoi genitori, però non ha il coraggio e chiede di farlo a un amico: ma si può essere più orrendi? Incapace di far combaciare due neuroni, come omini che si inseguono nella sua Playstation, ma soprattutto incapace di una qualsiasi azione. Un vuoto assoluto e vigliacco.

No, non ho nessuna pietà. Nemmeno per l'altro, così piccolo e sconnesso da prendere un'ascia da boscaiolo, lui con la faccia da cherubino, e fracassare la testa degli adulti che conosceva meglio, dopo i suoi genitori. L'ha fatto per l'amico, ha detto, tenero, perché l'amico non aveva mai fatto male a nessuno, e quindi ci ha pensato lui, al suo posto. Ci sarebbe da ridere, se non si fosse terrorizzati. Quindi ha agito per amore. Non vedo alternative. Un amore che fa ribrezzo, viste le conseguenze, eppure, a pensarci bene, è l'unico movente di questa storiaccia.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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