C'è un modello che è finito

  • Guandalini

La Consulta ha deciso: il referendum sulla reintroduzione dell’articolo 18 non s’ha da fare.
Rimane, così, in piedi, la riforma del Jobs act, come la saggezza del buon padre di famiglia ha ben consigliato. Si andrà a votare per i voucher e la responsabilità in solido,  appaltante- appaltatore, praticamente altri soldi che butteremo al vento perché, certamente, il quorum necessario, il 50% più uno, non verrà superato  (e non ci sarà l’aiutino di votare contro Renzi, benzina che ha galvanizzato la Cgil a raccogliere quelle tre milioni di firme per chiedere il referendum).
Occorre fare, al più presto, una revisione dell’istituto del referendum. Non si può chiamare a votare gli italiani su questioni tecniche per le quali i cittadini hanno delegato, con il voto politico, il Parlamento. Per me così doveva andare anche per il referendum costituzionale del 4 dicembre che tutto è stato meno che un voto tecnico sulla riforma che, nel merito, nessuno conosceva e si riteneva esperto di entrare nel dettaglio.  Mettiamoci un freno se non vogliamo far degenerare “il referendum” che va utilizzato con parsimonia, in casi  eccezionali. Del pacchetto referendum da votare, quello più vistoso è sui voucher, perché sulla bocca di tutti. Lo scandalo voucher!, grida il sindacato della Camusso.
Il sindacato avvii una rapida
e definitiva riflessione
sulla sua crisi di rappresentanza
Alla segretaria della Cgil ha risposto in queste ore il presidente dell’Inps, Tito Boeri. E’ vero, c’è stato un uso disinvolto dei voucher per le prestazioni temporanee (ma non per colpa di Renzi se è vero che sono stati introdotti da Berlusconi e da Monti) che va corretto, ma non abolito, ad esempio migliorando i controlli facendo arrivare direttamente all’Inps, anziché al ministero, gli sms di attivazione rendendo così operativo l’ispettorato del lavoro.  
Tra l’altro la Cgil, che si agita tanto nel denunciare, è in prima fila nell’utilizzo dei voucher. E non si tratta del  caso isolato di Bologna, circoscritto ai pensionati. Boeri ricorda che nel 2016, la Cgil, ha investito 750 mila euro in voucher mentre  la Cisl ne ha utilizzati un milione e mezzo di euro.  Quindi è dimostrato che i referendum voluti dalla Cgil sempre più erano dettati dall’avversità nei confronti del premier Renzi  più che sui contenuti: per principio non si contrasta una legge che dà lavoro.
Ce n’è abbastanza perché il sindacato avvii una rapida e definitiva riflessione sulla sua crisi di rappresentanza. Il crollo di fiducia, dati Swg, è sceso al 18%. E’ finito un modello di società e di politica.  Si tratta di mettersi al passo con i tempi.
Rimane, così, in piedi, la riforma del Jobs act, come la saggezza del buon padre di famiglia ha ben consigliato. Si andrà a votare per i voucher e la responsabilità in solido,  appaltante- appaltatore, praticamente altri soldi che butteremo al vento perché, certamente, il quorum necessario, il 50% più uno, non verrà superato  (e non ci sarà l’aiutino di votare contro Renzi, benzina che ha galvanizzato la Cgil a raccogliere quelle tre milioni di firme per chiedere il referendum).
Occorre fare, al più presto, una revisione dell’istituto del referendum. Non si può chiamare a votare gli italiani su questioni tecniche per le quali i cittadini hanno delegato, con il voto politico, il Parlamento. Per me così doveva andare anche per il referendum costituzionale del 4 dicembre che tutto è stato meno che un voto tecnico sulla riforma che, nel merito, nessuno conosceva e si riteneva esperto di entrare nel dettaglio.  Mettiamoci un freno se non vogliamo far degenerare “il referendum” che va utilizzato con parsimonia, in casi  eccezionali. Del pacchetto referendum da votare, quello più vistoso è sui voucher, perché sulla bocca di tutti. Lo scandalo voucher!, grida il sindacato della Camusso.
Il sindacato avvii una rapida
e definitiva riflessione
sulla sua crisi di rappresentanza
Alla segretaria della Cgil ha risposto in queste ore il presidente dell’Inps, Tito Boeri. E’ vero, c’è stato un uso disinvolto dei voucher per le prestazioni temporanee (ma non per colpa di Renzi se è vero che sono stati introdotti da Berlusconi e da Monti) che va corretto, ma non abolito, ad esempio migliorando i controlli facendo arrivare direttamente all’Inps, anziché al ministero, gli sms di attivazione rendendo così operativo l’ispettorato del lavoro.  
Tra l’altro la Cgil, che si agita tanto nel denunciare, è in prima fila nell’utilizzo dei voucher. E non si tratta del  caso isolato di Bologna, circoscritto ai pensionati. Boeri ricorda che nel 2016, la Cgil, ha investito 750 mila euro in voucher mentre  la Cisl ne ha utilizzati un milione e mezzo di euro.  Quindi è dimostrato che i referendum voluti dalla Cgil sempre più erano dettati dall’avversità nei confronti del premier Renzi  più che sui contenuti: per principio non si contrasta una legge che dà lavoro.
Ce n’è abbastanza perché il sindacato avvii una rapida e definitiva riflessione sulla sua crisi di rappresentanza. Il crollo di fiducia, dati Swg, è sceso al 18%. E’ finito un modello di società e di politica.  Si tratta di mettersi al passo con i tempi.

 

MAURIZIO GUANDALINI

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