L'Italia di sempre

  • Maurizio Guandalini

Dove eravamo rimasti? Sarà pur vero che non è  un No o un Sì a farci diventare cittadini modello o dei barbari da un giorno all'altro, ma la scorsa notte è stata  proprio una epifania da luna nera.  Già me li immagino Juncker o la Merkel (al suo quarto mandato di Governo) guardare verso di noi e dire: gli italiani, grazie a Dio, non cambiano mai, sempre renitenti alla leva. Viene da chiedersi, ma cosa vogliono gli italiani? Un invito dal cuore: nei prossimi mesi, nei vari talk, giornali, sondaggi si parli più di Lorella Cuccarini o Amadeus e meno degli italiani che ce l'hanno con la politica, con i politici che mangiano, con l'incapacità dell'Italia di riformarsi e altre balle spaziali del genere.
Proprio pochi giorni fa, il Censis, ci spiegava lo sfilacciamento tra gli italiani e le istituzioni, un alert che porterebbe ad una deriva populista. Niente di più errato. Anzi. Gli italiani rimangono conservatori, sbraitano a destra e a manca, ma preferiscono la consuetudine scassata, rifuggono dalle novità, dai cambiamenti, meglio il governo che non governa e si coricano, addirittura, tra le indicazioni di voto date dai partiti (a proposito, poi, dei partiti che non contano più nulla e che hanno uno scarso grado di fiducia).

Questa è l'Italia di sempre, quelle delle caste. L'Italietta, direbbe qualche sociologo accorto. Il punto è se vediamo o meno la luce in fondo al tunnel. Se è immaginabile, da qui a breve, una riforma di questo malconcio paese che così messo, dopo il referendum, si ritrova più sdrucito di prima, con i soliti vecchi malanni e stravaccato sulla poltrona senza alcuna spinta e volontà di cambiare. Il risultato trionfante del No è dato dalla dose debordante di anti renzismo, altroché difesa e amore per la Costituzione: il 90% che hanno votato nemmeno l'hanno sfogliata la Carta. L'avevamo scritto in un editoriale di qualche settimana fa: agli italiani Renzi sta antipatico. Se  domandi, perché, non riescono a risponderti. In verità, verso questo premier giovane, ed energico, c'è invidia mista  a odio. Per gente che fa il pisolino al pomeriggio allungare troppo il collare ad uno che si dà da fare e guarda in faccia a pochi (anche qui,   a proposito degli italiani che piace l'uomo solo al comando, teoria fallace) non garba più di tanto.
Ora l'Italia deve capire, a proprie spese, tra governi tecnici e nuove purghe, cosa vuol dire privarsi del renzismo che non è paragonabile all'assenza del berlusconismo. Sono stili agli opposti di un Paese che pensava fosse amore invece era un calesse.
MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

 

Articoli Correlati
Maurizio Guandalini

La lezione americanache vale anche per noi

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Global warming, lezionea Trump il negazionista

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

In politica come a golfc'è rischio di flappare

L'opinione di Maurizio Guandalini