Barras: Se il mondo dei grandi fa paura

  • La mia vita da zucchina/film

CINEMA Zucchina lo ha sempre chiamato la sua mamma violenta e alcolizzata e lui, che ha soltanto dieci anni, vuole ad ogni costo continuare ad esser chiamato così. Anche ora che sua madre non c’è più e lui è appena arrivato in una casa famiglia con altri bimbi perduti, come lui non solo orfani ma segnati da vite drammatiche.
Zucchina ha la faccia di un pupazzo alto 25 centimetri, un testone, occhioni sbarrati sul mondo, tiene stretta una lattina ricordo della madre alcolizzata e un aquilone col disegno di un supereroe, per lui il padre mai visto. È il protagonista di un cartoon di Claude Barras, La mia vita da zucchina che applaudito alla Quinzaine di Cannes arriva in sala l’1 dicembre e che non somiglia a nessuno dei cartoon che avete visto sino ad oggi.

Tirato fuori dalle pagine toste e cariche di poesia di Gilles Paris, che cosa  voleva essere per Claude Barras?
Un film per grandi, ma anche per bambini portati per mano. Qualcosa per cui ho pensato al Truffaut de “I 400 colpi” ma anche a “Bambi” e persino al cinema dei Dardenne, cui mi sento molto vicino Di certo volevo fare qualcosa molto attuale. Oggi, a differenza magari dei tempi di Truffaut, non solo gli orfanotrofi a fare paura ma il mondo violento dei grandi che sta fuori, gli adulti.

È stato difficile realizzarlo?
Sì, ben sette anni ci son voluti per lo sviluppo del progetto,infine altri tre di lavorazione con oltre 50 artigiani.

Qualche avvertenza per l’uso?
È un film che cerca la poesia nella dura realtà. Sembra crudele, ma ha la forza e la tenerezza di una storia di formazione. Dedicato alle infanzie difficili da raccontare.

SILVIA DI PAOLA