Cervellini in fuga

  • Maurizio Guandalini

Anche in Italia ci stanno giovani che ce la fanno e soprattutto non fuggono all'estero: quasi tre milioni di under 30 che lavorano nella creatività, nuove tecnologie, digitale e servizi. Pace e amen.  Speriamo che la discussione sui cervelli italiani che fuggono dall'Italia termini qui. Sfogliamo le cifre.  Ci sono 40 mila giovani che nel 2015 sono 'emigrati' all'estero. Dobbiamo farci su la litania, comoda, giusto per fare un po' di drammone, all'italiana, che è in atto una fuga di cervelli? Ma finiamola con questa solfa che ovunque vai, all'estero, trovi cervelloni italiani, incompresi, scappati via dal paese natio. È fallace e pietosa una immagine del genere perché non trova riscontro nella realtà.  Tra i 18 e i 32 anni se ne vanno all'estero per coltivare ambizioni e nutrire curiosità. Cosa c'è  di male, così di straordinario, così di catastrofico? L'abbiamo fatto tutti dopo gli studi, più o meno alti, di sostare all'estero affascinati dagli Stati Uniti o dalla Gran Bretagna. Ma poi siamo anche ritornati in Italia, senza, per questo, sentirci turbati, o falliti, rispetto ai castelli in aria che ci eravamo costruiti.
 

Giro, ho girato molto all'estero. A Londra ho trovato tanti giovani italiani, molti che fanno lavori o lavoretti che potrebbero benissimo fare anche in Italia. Lo stesso girando per New York, a meno che uno voglia convincermi che il lavoro in piadineria è un apporto determinante alla ricerca biomedica. In Italia gli extracomunitari hanno occupato lavori poi non così umili, autisti dei corrieri e mungitori nelle stalle ad esempio – in questo periodo, sono i soli che acquistano e ristrutturano case -,  tutti lavori che i nostri giovani italiani rifiutano, anche tra i millennials che se ne stanno a Russel Square, a Londra, o a Washington Square, a New York, a fare i commessi in qualche negozio. Evviva se i nostri giovani girano, vanno, fanno esperienze, ma non serve la certificazione di qualità dei loro cervelli, delle loro professioni, per testimoniare un saldo negativo, o positivo, del nostro sapere indigeno. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?  A Napoli è stata inaugurata la Ios Developer Academy, la prima scuola per sviluppatori di app nata in partnership con Apple, il colosso di Cupertino. L'Academy Apple, fatta in otto mesi otto, è una fabbrica di 100 cervelli italiani che darà riscontri e ricadute straordinarie alla ricerca. Poi questi cervelli probabilmente se ne andranno all'estero per sviluppare, ramificare, tessere: etichetteremo questa andata extra muro come una fuga?
MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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