La lezione degli Usa: ogni voto va conquistato

  • Maurizio Guandalini

Trump, strike back. Siamo stati tra i pochi a prevedere, su queste pagine, la vittoria del tycoon, già alcuni mesi fa anche se abbiamo tifato per Hillary sino alla fine. Ha vinto la pancia rispetto alla testa. Il premio Nobel Paul Krugman ha scritto un post sul suo blog del NYT, di questo tenore: probabilmente non conosciamo il nostro Paese. I lamenti del giorno dopo che però sono un sentiment diffuso ovunque, anche qui da noi. Hanno vinto i senza voce che non hanno nulla da perdere, coloro che non stanno a sentire i gradimenti di giornali e tv, che se ne infischiano delle elité  e delle oligarchie dell'economia e della finanza, dei sondaggi, degli opinionisti e  del buon senso di maniera. Se fosse così non avremmo di che gioirne. Un cambio di passo utile anche per l'Europa. Nutriamo qualche dubbio che  il miglior traghettatore sia Donald Trump, capace di far propaganda e niente più. Ma meno bugiardo, certo, degli altri. Soprattutto il programma in economia è irrealizzabile – aumenti dei salari e un sistema fiscale ad una sola aliquota – visto il deficit del bilancio statale, coperto, tra l'altro, da quella Cina che Trump ha martellato di frequente durante la campagna elettorale. Ma non è il solo neo. In Europa c'è stata la Brexit, un mix di sentimenti anti immigrati e austerità in economia e, oggi, dalle parti di coloro che hanno votato per uscire dall'Ue c'è la strizza e la volontà di ritornare indietro. Ma raccogliamo la bontà del discorso di Trump dopo la vittoria. Sarò il presidente di tutti gli americani, ha detto. Scontato in un Paese diviso giusto a metà. Il Governo deve essere al servizio dei cittadini: fa piacere sentirselo dire, con una buona dose di populismo, ma poi? Che fai in economia? Liberale, liberista o protezionista e isolazionista? Gli Stati Uniti con il protezionismo hanno sempre costruito la politica economica dei momenti migliori. E' un modo per valorizzare i prodotti. Ma i mercati oggi sono globali. Proprio la globalizzazione si è espansa e ha arricchito tanti stati  togliendo o abbassando i dazi doganali. Più partenariati con i paesi. Vedremo che vuol dire. Certo i toni sono meno barricaderi. Probabilmente non avremo altri muri e Hillary non andrà in carcere. La santa lezione da trarre, anche per noi europei in vista di importanti appuntamenti elettorali - dal referendum costituzionale in Italia, all'elezione del Presidente della Francia fino alle politiche in Germania – è che ogni voto va conquistato. La politica tradizionale è in panne perché preda dell'immobilismo. Non si va da nessuna parte se si sta nel mezzo.

MAURIZIO GUANDALINI
ecnomista e giornalista

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