È tornato lo spread

  • Maurizio Guandalini

Lo spread (il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi che determina il maggiore o minore tasso di interesse da pagare sul debito) si è rialzato dopo mesi di silenzio. Motivo? Una probabile vittoria di Trump (e il via libera al protezionismo e uno stop alla globalizzazione) e a seguire del No al referendum costituzionale del 4 dicembre. Una  botta  ai risparmi (gli italiani  hanno i soldi: in un anno i conti correnti sono più gonfi di 83 miliardi di euro) e ai neonati vagiti della crescita. Poi, certo, le borse vanno su e giù perché il dollaro si è indebolito contro euro e yen, ma soprattutto perché oscillano, entro certe bande, più e meno, e il giochino permette di lucrare parecchio. Diciamo che i trading system automatici fanno il mercato e il resto è costruzione, funzionale, dello scenario applicato a nazioni deboli e fragili. Lo vediamo con il terremoto. La burocrazia, i tempi lunghi, carte e scartoffie la fanno da padrone. Decreti su decreti per sbloccare qualche spicciolo e rendere operative le scelte. Eppoi altri provvedimenti del Governo, ancora, per velocizzare e semplificare. Tanto è vero che Renzi ha pensato di aumentare i poteri di sindaci e del capo della protezione civile in modo da saltare l'impasse.

Questa l'immagine dell'Italia nel mondo. Ed è anche il motivo per cui le  scelte, le decisioni, seppur meritorie, sono spesso inefficaci, in particolare in economia. Guardiamo attoniti al gap tra Italia e Spagna, a vantaggio di quest'ultima. che certo non è mai stata una potenza industriale. Noi dobbiamo tenere soffocate delle potenzialità pagando un prezzo altissimo. I mercati internazionali non stanno a fare discussioni escatologiche del diritto più tronfio, vanno al sodo e vedono nella riforma costituzionale una possibilità, concreta, per l'Italia, di muoversi e scrollarsi la polvere  accumulata. Stupisce che le forze del No, alcune già di Governo, non abbiano contemplato i risvolti negativi, i probabili vuoti di potere con il solito magma-magma all'italiana, governi sotto il protettorato europeo, larghe intese, con il solo risultato possibile: zero riforme e più tasse. Il dopo non può essere una pagina lasciata al fato. Se alla vittoria del No al referendum ci aggiungiamo la minuzia (?!) della vittoria di Trump, ci rimane solo di andare a Lourdes. Il patto di amorosi sensi stretto tra Renzi e Obama è un investimento, e una sponda: la vittoria della Clinton sosterrebbe  il contrasto alle politiche di austerity oggi applicate nell'Unione europea. Con l'arrivo di Trump sarà bene farsi una assicurazione sulla vita.

MAURIZIO GUANDALINI

Economista e giornalista

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