Il sisma non si prevede Ma il cittadino può fare di più

  • Maurizio Guandalini

È già ritornato, ha titolato Metro. Il terremoto a Visso, e dintorni, è lo stesso di Amatrice, e dintorni, di due mesi fa. Lo sottolineiamo per evitare che si ripeta la medesima allegoria fatta di profeti, santi e navigatori e per scansare le polemiche sui ritardi dei soccorsi – grazie a Dio che non ci sono state, secondo caso, in assoluto dopo il sisma del 24 agosto  – e soprattutto per rigettare ogni ipotesi di sfida alla possibilità di prevenire le catastrofi. La natura fa il suo mestiere. Ci rimane la sola carta di tornasole nota, cioè quella della prevenzione che, in un paese come l’Italia, è un continuo vedo e non vedo, se ne parla, si trova la spinta salvifica quando succedono i disastri ma, dopo qualche settimana, cade il silenzio tombale, degli innocenti, quello che vivevamo fino a qualche ora prima di questo terremoto. Il Governo ha lanciato il piano “Casa Italia” per la messa a norma degli edifici nelle aree a rischio sismico. È partito qualcosa? I paesi, i comuni, i sindaci, gli abitanti che vivono in zone pericolose si sono già attivati? Ci sono finanziamenti? Le assicurazioni sulle case sono obbligatorie? Domande retoriche. L’Italia ha il 70% degli edifici a rischio sismico. Possiamo correre a passi  spediti a sistemare case e palazzi ma i ritardi accumulati, anche culturali, sono enormi. L’Italia, dalle Marche all’Umbria, è solo borghi antichi (e faglie), spesso ruderi, case acconciate, sistemate alla bene meglio. È stato trascurato quello che abbiamo sotto i piedi. Se non sono i cittadini che vi abitano ad agire per ripararsi da eventuali accadimenti, chi deve essere? Lo Stato, sento dire.
Le zone sismiche sono conosciute da lustri. Occorreva prendere coscienza (perché l’assicurazione della macchina sì e sulla casa no?) ed agire tempo addietro per  non fare le corse oggi, quando si fatica, persino, ad ottenere, dall’Europa, quegli spiccioli  per rimettere in piedi quattro paesi distrutti. La teoria del calimero piccolo e nero non vale. I cittadini devono aprire il portafoglio e riparare la casa, dove vivono, da eventuali catastrofi. Visto, però, che apparteniamo alla categoria del braccino corto, approviamo leggi vincolanti e sanzionatorie per “obbligarci” ad agire e fare le azioni buone e giuste. Perché la messa a norma, o la costruzione, con norme antisismiche, è tutto un mondo da scoprire. Parecchi edifici caduti, nei recenti terremoti, erano, solo in teoria, costruzioni antisismiche ma poi si sono sbriciolate. E la colpa non è della intensità, relativa, dei terremoti. Gesso al posto del cemento?

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

Articoli Correlati
Maurizio Guandalini

La rinfrescataalla memoria

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Il vigore di Bruxellessul copyright

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Per crescere non servechiudersi a riccio

L'opinione di Maurizio Guandalini