Le parole chiare di Gratteri

  • L'opinione

Ho sentito parlare in televisione un uomo che sapeva di cosa stava parlando. E per questo aveva qualcosa da dirci. Mi sono  disintossicato un po' della politica cialtrona imperante. Il procuratore distrettuale di Catanzaro Nicola Gratteri, autore insieme allo storico Nicaso del libro: “Padrini e padroni. Come la 'ndrangheta è diventata classe dirigente” era ospite a Otto e mezzo: la puntata ha stravinto la battaglia dello share, segno che c'è un'Italia che non vuole crocette ma narrazione dei fatti. Un lumicino si è acceso dentro un argomento enorme e buio. Userò le parole di Gratteri. «Spesso la gente non denuncia e non collabora perché non si fida di noi. Ripeto sempre ai miei giovani colleghi e anche a poliziotti, carabinieri e finanzieri che con noi collaborano, che è molto importante non solo essere, ma anche apparire onesti. Noi non conosciamo gli altri ma gli altri conoscono noi, ci guardano, ci pesano, ci misurano soprattutto per come viviamo nel privato».
Ha acceso un lumicino sulla mafia

All'Unione europea che l'aveva convocato come esperto insieme a Nicaso, chiese (inutilmente) di ritirare le banconote da 500 euro. «Sono quelle preferite dai narcotrafficanti: un milione di euro ingombrano poco e pesano poco più di un chilo. L'equivalente in dollari pesa cinque volte di più. Siamo arrivati al punto che in America latina per una banconota da 500 euro ti danno in cambio l'equivalente di 520». Un anno fa ammoniva sul modo di rappresentare le mafie nei serial televisivi. L'eccellenza del giornalismo non la prese bene. Uno di questi era in studio, lo Severgnini che aveva scritto in punta di penna a favore: riconosceva adesso parecchi dubbi a riguardo. Come molti di noi, pieni di teorie e digiuni di campo, aveva scritto una cazzata, ma non poteva dirlo. Sempre Gratteri. «Totò Riina viene considerato un mostro e odiato anche dentro Cosa nostra; a vedere la fiction televisiva a lui dedicata, si trae invece l'idea di una brava persona che cammina a braccetto con la moglie e cura i figli. Uno che si è fatto da solo, partendo da contadino di Corleone per diventare padrone della Sicilia». Su Gomorra. «È cattiva informazione, di fatto finisce con l'offrire modelli devianti e ingrossare le fila della camorra». In studio anche il giovane chef che ha sfidato la camorra, Parisi Pietro: dal suo ristorante a Napoli davanti a una scuola media osserva questi ragazzi imitare gestualità e linguaggio dei Savastano. Il nostro culetto caldo in HD può anche dare giudizi estetici e manipolarli come liberali. Quei ragazzi, l'unico pubblico che conta, nello schermo vedono solo un esempio di forza. E di rivalsa.

MAURIZIO BARUFFALDI
Scrittore e giornalista

Articoli Correlati

Il calcio italianoincapace di battere i fabbri

Lo schiaffo preso dalla Svezia brucia. Quelle cinque dita stampate sulla faccia del nostro calcio, ci umiliano

Old economymodello Trump

L'opinione di Maurizio Guandalini, economista e giornalista

Se la #cremazionenon è più un tabù

L'opinione di Alessia Chinellato