Abbiamo tanto bisogno di cominciare a rinascere

  • Mauro Leonardi

I numeri sul calo della natalità sono netti come il taglio di un bisturi. Da gennaio a giugno i nuovi nati in Italia sono diminuiti del 6%. È come se a Roma dal primo gennaio al 30 giugno di quest’anno non fosse nato neppure un bimbo. La riduzione della natalità già andava a passo sostenuto, ora sta diventando una corsa. Ma questa gara la dobbiamo perdere. Dobbiamo fermarci prima del traguardo perché il premio non è bello. Si chiama denatalità e vuol dire proprio quello: che non si nasce più e cioè che andando avanti così non si vive più. Una ragazza nei giorni del Fertility Fake – quello nato contro il Fertility day – portava un cartello che diceva “sono in attesa di reddito”. Perché le parole accanto ai numeri della denatalità sono: tasche vuote, risparmi vuoti, posti di lavoro assenti, speranza assente.

Questo è ciò che già sappiamo: abbiamo bisogno di cominciare a rinascere. Ma chi ci dice ciò che non sappiamo? Come ne usciamo? La speranza nasce dentro di noi ma è alimentata da ciò che gli occhi vedono di positivo, da ciò che le parole promettono e mantengono. La speranza di un posto di lavoro, di una casa, di una famiglia, di un figlio, che fonte di certezze ha? Perfino gli immigrati cominciano a non far figli. A dimostrare che la natalità non è questione di lenzuola ma è questione umana, culturale, nel senso che tutto l’uomo ne è coinvolto. Non si può chiedere di "fare figli". Perché gli uomini non "fanno figli" ma "danno vita". Non è riproduzione, è vita. E per vivere non basta sopravvivere come le famiglie, i giovani, stanno facendo in questi anni. Non basta.

 

MAURO LEONARDI
prete e scrittore

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