Trump attacca la democrazia e perde

  • Giampiero Gramaglia

Un attacco alla democrazia: così, il New York Times ha subito interpretato la spada di Damocle posta sulle elezioni presidenziali dell’8 Novembre dal rifiuto di Donald Trump d’impegnarsi a riconoscere la propria - eventuale, ma sempre più probabile - sconfitta. Lo sconcerto dei media davanti alla posizione del magnate, che contraddice il suo partito e il suo vice Mike Pence - sta diventando un’abitudine -, riflette quello di molti cittadini.

Rispondendo a una domanda sui sospetti di brogli da lui avanzati, nel terzo e ultimo dibattito in diretta televisiva con la sua rivale Hillary Clinton, il magnate crea la sorpresa e dice “Lascio la suspense. Deciderò al momento” se accettare o meno il verdetto delle urne. Restano tutti di stucco: il moderatore, un giornalista della Fox, Chris Wallace, e i siti, che ci fanno i titoli d’apertura.

L’unica che s’era preparata a questa eventualità è proprio la Clinton, che replica: “Tutte le volte che le cose non vanno come lui vuole, lui dice che sono truccate”; e snocciola tutta una serie di esempi, fino agli Emmy non vinti dal programma di Donald The Apprentice. Hillary dice: “Trump denigra la democrazia americana, è il candidato più pericoloso che ci sia mai stato”. Lui afferma: “Il voto è truccato a partire dal fatto che la Clinton non dovrebbe potere correre, dovrebbe essere in prigione”.

Sono i momenti salienti del confronto televisivo dal palco dell’Università del Nevada di Las Vegas: un dibattito senza strette di mano fra i due protagonisti, né prima, né dopo, che ha toccato anche temi non affrontati nei primi due, la composizione della Corte Suprema, l’aborto, il diritto d’avere e portare armi, le Fondazioni di famiglia, ma che ha pure offerto passaggi ripetitivi, su economia, tasse, occupazione, immigrazione, sicurezza, liberismo, mail, Putin, l’Isis, la Siria, i rapporti con le donne.

A caldo, i sondaggi dicono che le scelte di Trump non sono state vincenti: la Cnn assegna la vittoria alla Clinton, anche se con margini meno netti che nei primi due incontri. Per il WP, il magnate, che è indietro nelle intenzioni di voto, non ha sfruttato l’occasione di recuperare terreno. Il Wall Street Journal s’interroga se i repubblicani riusciranno a salvare la maggioranza in Senato, considerando già persa la presidenza.

Hillary Clinton non è ancora "Madame President". Ma per diventarlo le basta non fare errori e non scivolare su bucce di banana per venti giorni.

GIAMPIERO GRAMAGLIA

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