Se è Obama a votare "Si"

  • Maurizio Guandalini

Non vi sarà sfuggito il dettaglio. Obama, in Italia, vota Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. E' partita, tout de suite, la bagarre polemica di coloro che ci vedono una spudorata ingerenza negli affari nostrani. Spazio agli scenari più fantastici, conditi di complotti finanziari, orditi dai cosiddetti poteri forti, tutti sotto l'ombrellone americano, alleato self service, utile ma anche no. Zitti e mosca. Fatevi gli affaracci vostri, americani invasori (il 'nemico' americano che trama è stata la coperta di Linus sia a sinistra che a destra dimenticando che alleati vuol dire motore della Liberazione dal nazi-fascismo e ricostruzione post bellica). Come che il mondo fosse costellato di muri ai confini di ogni nazione e la politica indigena ritirata nel tinello di casa a trovare soluzioni. La storia, dalla fine della guerra fredda, ci ha insegnato il contrario. La globalizzazione, "anche" sì. Ogni nazione è legata e connessa alle altre nazioni. Non c'è verso. Soprattutto quando fai parte di patti e alleanze strette: non esistono gli  affari interni sui quali non mettere parola. Stupisce che non si rendano conto leader, o candidati leader, che aspirano a governare. Patti chiari e amicizia lunga, ha detto Obama rivolto a Renzi davanti alla Casa Bianca. L'alleanza (e Dio solo sa quanto la politica è «se tu dai qualcosa a me io poi do una cosa a te») strategica con gli Stati Uniti, per chi non l'ha ancora capito, è una sponda per l'Italia che sbriga e briga con i strurmtruppen di Bruxelles dello zero virgola. Non ci sono grillini, alla ricerca di nemici e scenari anti globali, che tengano. Mi chiedo se la gendarmerie dei bastian contrari, leader e aspiranti leader (molti del centrodestra, un tempo filo americani), hanno fatto i conti bene-bene prima di sparare invettive contro l'America. Patti chiari e amicizia lunga, ha ribadito Obama che, sarà pure in scadenza ma, di certo, passerà i fascicoli alla signora Hillary. E dalle parti di Washington sono degli elefanti, senza rancore, certo, ma non dimenticano. Alcuni amici, esperti di strategie mi dicono: ma gli italiani non dicono agli Stati Uniti come riformare la Costituzione. Ma nemmeno Obama si traveste da novello Zagrebelsky. Fatte le debite proporzioni, tra States e Italia,  e concessioni temporanee all'ingerenza,  Obama investe sull'Italia, e viceversa, per scardinare il meccanismo perverso e autogeno del burocratismo europeo (che mortifica pure l'economia d'oltreoceano). Mettiamocelo in testa:  il referendum è, per sua natura, qualcos'altro rispetto  la sola ammucchiata di commi, articoli e regolamenti.  

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

Articoli Correlati
Maurizio Guandalini

La rinfrescataalla memoria

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Il vigore di Bruxellessul copyright

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Per crescere non servechiudersi a riccio

L'opinione di Maurizio Guandalini