Allarme per l'invasione delle cimici cinesi

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ROMA Ricordano la biblica invasione delle cavallette gli sciami di cimici asiatiche che stanno invadendo il Nord Italia, costringendo le persone in città a barricarsi in casa. E non va meglio nelle campagne, dove si vanno facendo sempre più pesanti i danni provocati da questi insetti polifagi che si nutrono di un’ampia varietà di specie vegetali, coltivate e spontanee. Le cimici distruggono sul nascere pere, mele, pesche, kiwi, uva ma anche coltivazioni di soia e mais. L’invasione nel nostro Paese è iniziata quattro anni fa, ma ora si sono superati i livelli di guardia e Coldiretti ha lanciato un vero e proprio allarme, anche perchè la “cimice marmorata asiatica” è molto prolifica e deposita le uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta. La situazione - sottolinea la Coldiretti - è drammatica in Emilia Romagna, Lombardia, Friuli, Veneto e Piemonte.

Favorita dal clima mite

 

A favorirne la diffusione è stato un autunno particolarmente caldo, con la moltiplicazione degli esemplari che non hanno in Italia antagonisti naturali. Un problema che rende molto difficile la lotta all’insetto che da adulto è in grado di volare per lunghe distanze e sverna in edifici o in cassette e anfratti riparati per poi raggiungere in primavera le piante per alimentarsi, accoppiarsi e deporre le uova. La lotta per ora può dunque avvenire solo attraverso protezioni fisiche, come le reti anti insetti a protezione delle colture.

 

Una lunga scia

La cimice asiatica è solo l’ultimo degli insetti infestanti giunti in Italia. Coldiretti ricorda la lunga lista di precedenti: dalla Popillia Japonica alla Drosophila suzukii (moscerino killer), dal Dryocosmus kuriphilus alla Xylella, con un conto dei danni all’agricoltura stimato oltre il miliardo. Se la Xylella ha preso di mira gli ulivi, le castagne rischiano per il cinipide galligeno, il Dryocosmus kuriphilus. E se gli agrumi sono stati attaccati dal Citrus Tristeza Virus, i kiwi sono stati sterminati dalla batteriosi. Per non parlare del punteruolo rosso.

L’entomologo: “Sono quasi inarrestabili”

«Ormai la cimice asiatica non ce la togliamo più di torno, possiamo provare a limitarne la diffusione ma dobbiamo conviverci. Del resto il problema l’abbiamo creato noi: gli insetti infestanti sono frutto della globalizzazione. In genere arrivano dalle basi americane in Friuli». Così Gianumberto Accinelli, entomologo fondatore di Eugea.

Perchè siamo di fronte a questa abnorme diffusione delle cimici?
Per tre motivi: sono insetti che mangiano una grande varietà di vegetali, quindi trovano sempre cibo; poi non hanno antagonisti naturali, grazie anche alla difesa del loro cattivo odore; infine gli adulti svernanti resistono ad inverni sempre più miti.

L’autunno è la stagione peggiore per questa invasione?
Dal nostro punto di vista sì, perchè con il freddo “cercano casa”. Ma nei nostri appartamenti non è che gli vada poi tanto bene: il loro organismo non va in pausa e non trovano cibo. Sono sgradevoli, fastidiose e puzzolenti ma non sono un problema sanitario: non pungono e non vanno in luoghi sporchi carichi di batteri.

Va molto peggio per l’agricoltura?
Esatto, nei campi attaccano tantissime piante tra cui molte fruttifere. In particolare prediligono pere e pesche. Negli Usa ora sono al primo posto nella “lista nera” degli insetti. Da noi ci metteranno poco a superare gli Appennini per sbarcare anche nel Centro e nel Sud.

Come si possono affrontare?
In casa c’è poco da fare, se non raccoglierle e buttarle fuori. Le uccide solo un bagno nell’acqua saponata. Per l’agricoltura, invece, con l’università di Bologna stiamo avendo dei primi promettenti risultati nella lotta biologica che impiega le mosche tacchinidi, dei parassitoidi generalisti con larve che mangiano gli adulti delle cimici. Il problema è che ci vorrà del tempo, mentre gli agricoltori hanno fretta. Quindi alcune Regioni hanno già autorizzato delle deroghe per l’utilizzo dei pesticidi.

LORENZO GRASSI