Abolizione di Equitalia? Operazione gattopardesca

  • Maurizio Zuccari

Narra la leggenda che tra i difensori di Mosul vi siano anche mercenari italiani vessati dalle cartelle Equitalia, tra le file dell’Isis per far fronte ai debiti. Vuole la realtà di agricoltori diretti appesi all’albero davanti casa, di ex imprenditori ridotti a vivere nelle proprie fabbrichette dismesse, dopo aver perso casa e lavoro, impossibilitati a pagare cifre mai neppure sognate, reclamate dal fisco. “Per un paese più giusto”, recita lo slogan della Spa per la riscossione dei tributi nata nel 2006 per impulso del III governo Berlusconi, interamente partecipata dallo stato (al 51% dall’Agenzia delle entrate e al 49% dall’Inps). L’idea era di far pagare tasse e tributi a tutti, anche ai soliti furbi, recuperando un’evasione fiscale che a tutt’oggi ammonta, stando alle diverse stime, tra 180 e 300 miliardi di euro (comunque un buon decimo del Pil, senza considerare economie criminali e lavoro sommerso). Un’idea più che giusta, quindi, anche se applicata in modo massimamente ingiusto. Come la realtà dei fatti ha dimostrato e, buon ultimo, Renzi ha sottolineato, ventilando la tante volte annunciata chiusura dell’ente. «Equitalia è nata da un’idea giusta, ma il modello su cui si è sviluppata è stato inutilmente polemico nei confronti dei cittadini, vessatorio», ha dichiarato il premier. Quindi basta fare la guerra ai cittadini, basta suicidi e tracolli economici, Equitalia chiuderà, se Dio vuole.

Al suo posto sorgerà una struttura direttamente dipendente dall’Agenzia delle entrate (che già la possiede al 51%). Contestualmente, le cartelle attuali dovrebbero essere rottamate con la soppressione di sanzioni e interessi vessatori e il pagamento del dovuto in una o poche rate, entro il 2017. Sembra dunque che per l’addio a Equitalia stabilito dalla nuova legge di bilancio (che consentirebbe un risparmio di gestione di circa 4 miliardi) sia la volta buona. Che non si tratti, cioè, di una manovra pre-elettorale né di un’operazione di facciata, con il trasferimento di uffici e leve di comando ad altre sedi e funzionari, e i 7mila impiegati da ricollocare altrove. A dubitarne, però, sono gli addetti ai lavori. Le facce lunghe degli avvocati che (non) si arricchiscono con le opposizioni alle famigerate cartelle dell’ente. I sorrisi degli esattori che sanno come lo Stato non possa tagliarsi le mani, alla fin fine, e siccome non si vuol ridurre la tassazione più alta al mondo (un modo per far pagare tutti) accompagnata ai servizi più scarsi, tutto si ridurrà a una gattopardesca operazione maquillage.

MAURIZIO ZUCCARI

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